L’amore, quando muore di Nadia Levato

 

Il libro di Nadia Levato, edito da Montag Edizioni per la collana Chiamatelo amore, è impostato come una lunga confessione di Elisa a suo marito Matteo. Sono giunti al tramonto del loro matrimonio, Matteo dedito completamente al suo lavoro pur di non affrontare i problemi con Elisa, lei troppo chiusa nella sua depressione per avere la forza di reagire e parlare a Matteo. La situazione sembra davvero irrimediabile, neanche il supporto di Carlo, amico storico di Matteo, né l’arrivo di un bambino riporta i giusti equilibri nelle loro vite.

L'amore, quando muore di Nadia Levato

È una storia breve ma che ti accarezza e strazia l’anima: mancanze, delusioni, soprattutto in amore, rendono il tutto così vivo e personale. Il dolore di Elisa può essere quello di chiunque viva o abbia vissuto una storia d’amore devastante.

Mi fai sentire inadeguata.

Sbagliata.

Incrinata.

Fuori posto.

Fuori luogo.

Mi fai sentire come una di quelle bambole di ceramica che colleziona tua nonna.

Mi è sembrato che Carlo personificasse un po’ l’ironia della sorte, ciò che era destinato ma che la vita ha pensato bene di sviare su un altro sentiero; la morte si fa beffe di lui e di ciò che avrebbe potuto avere.

Lo stile è incalzante, spezzato, come se la sofferenza trapelasse dalle brevi frasi che si susseguono, rendendo toccante l’intera vicenda.

Ciò che questo libro esprime è sicuramente il fatto di non dover mai dare nulla per scontato, soprattutto quando si tratta di forti sentimenti come l’amore; ci si sofferma troppo spesso sui problemi di ogni giorno e quasi mai sul proprio cuore, gli abbracci o le gentilezze sono premi rari che si concedono molto più difficilmente delle cattive azioni.

Chissà com’è provare un amore così sordo. Resistere al dolore di una mancanza. Accettare la morte e la caducità della nostra vita. Continuare a macinare passi, minuti, giorni. Il cuore in un eterno passato ed i piedi in un beffardo presente. Chissà com’è continuare ad amare quando l’altro tace sotto la polvere. Rimestare la terra bagnata aspettando che il sole l’asciughi.

Irene Cambriglia