Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido

Lettori, ho avuto il piacere di collaborare con la casa editrice Liberaria che mi ha mandato questo frizzante libro Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido. Devo dire che mi è piaciuto subito fin dall’inizio, poiché ha una trama molto accattivante e originale e un pizzico di mistero che nei libri non fa mai male.

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Il romanzo ha come protagoniste due famiglie rivali, i Blumenthal e i Pantone; i capofamiglia Gildo Blumenthal e Arsenio Pantone sono entrambi imprenditori, il primo ha uno stabilimento di quaglie, l’altro ha una fabbrica di fuochi pirotecnici. Sono entrambi così tanto ossessionati dalla loro rivalità e dal loro lavoro da trascurare famiglia e figli; infatti Lucio Blumenthal e Sara Pantone, avranno l’infanzia e l’adolescenza segnate dai terribili caratteri dei loro padri. I due giovani hanno un grandissimo desiderio di viaggiare, ma mentre Lucio ci riesce anche grazie al suo lavoro, il narratore di verità, Sara resterà ancorata al suo paese e riuscirà ad aprire lì una piccola attività.

È proprio a causa del suo lavoro, essendo l’unico al mondo a fare il narratore di verità, che Lucio si ritrova di nuovo nel suo paese d’origine e a chiamarlo è proprio suo padre, con il quale non parlava da anni! La sua vita quindi si intreccerà con quella di Sara e di suo padre, che hanno a che fare molto da vicino con ciò che Lucio deve scoprire. Da questo momento in poi i misteri cominceranno ad infittirsi fino ai colpi di scena finali che ovviamente non vi svelerò, perché preferisco che li leggiate voi.

Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto e mi ha fatto appassionare alle vicende del libro fin dalle prime pagine. Il modo di raccontare ironico e ricco di spunti di riflessione ha reso il libro molto godibile. La verità è la protagonista di questo romanzo, quanto sia importante essere sempre sinceri gli uni con gli altri e quanto risulti difficile costruire solidi rapporti di fiducia quando un matrimonio o un rapporto tra genitori e figli è basato su una menzogna. I personaggi negativi di questo libro sono dei bugiardi patologici, ma mentre per uno alla fine del libro c’è la redenzione, per l’altro non c’è via di scampo per la gioia di noi lettori!

Mi è piaciuta davvero tanto la caratterizzazione dei personaggi in particolare quella di Lucio e Sara che ho amato fin dalle prime pagine. È molto facile immedesimarsi nei loro sogni e nelle loro difficoltà, nella spasmodica voglia di viaggiare e di conoscere il mondo abbandonando un paesino che ad un certo punto della vita comincia a starci stretto, ma anche nella paura di abbandonarlo e di andare via lontano e lasciare tutti gli affetti per inseguire i propri sogni.

Una scena molto bella è stata quella delle donnemamme, le ex fidanzate del signor Pantone che hanno cresciuto Sara al posto della mamma che è morta subito dopo la sua nascita, che hanno regalato a Sara un puzzle di 3000 pezzi per spingerla ad avere un obiettivo nella vita. Il puzzle accompagnerà Sara per tutto il romanzo e rappresenta, secondo la mia interpretazione, il senso di incompletezza che tutti sentiamo e che non sappiamo se ci abbandonerà mai. Riuscirà Sara a terminare il puzzle? Lo saprete solo leggendo il romanzo che consiglio davvero a tutti. Buona lettura.

Mariavittoria Molitierno

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Addicted, Serie TV e Dipendenze

Sono una figlia della televisione a tutti gli effetti. La mia infanzia è scandita da ricordi che vanno dai cartoni animati che guardavo prima di fare i compiti, alle serie (Willy il Principe di Bel Air su tutte) che mi accompagnavano nelle mattine senza scuola o nei pomeriggi di allegra pigrizia.

Quando ho avuto la fortuna di imbattermi in questo libro, già dal titolo ho capito facesse al caso mio, sia per la tematica trattata sia per il quando è arrivato nelle mie mani ( piena maratona Stranger Things).

Addicted, Serie TV e dipendenze edito LiberAria, è una raccolta di cinque saggi scritti da altrettanti autori, sulla dipendenza e sulle ripercussioni che essa ha su tutti noi, ossessionati dalle storie che assorbiamo e consumiamo in pochissimo tempo; per gente con il mio (nostro) stesso problema, il binge watching potrebbe diventare a tutti gli effetti uno sport olimpico.

Questo libro indaga i vari livelli di dipendenza, i motivi per i quali una certa serie diventi una droga, il perché dai film spesso si decida di trarre serie TV (ultimo in termini di tempo, l’annuncio da parte di Amazon di produrre una serie basata sulla tanto amata trilogia del Signore degli Anelli), come ogni elemento all’interno della narrazione sia fondamentale ai fini della storia stessa, dalla musica alle inquadrature, come la costruzione minuziosa di un protagonista seriale sia necessaria ad alimentare la dipendenza dello spettatore, reboot, spin-off, revival e altro.

Andando con ordine ecco di cosa si parla in ogni saggio.

Le altre vite del cinema di Leonardo Gregorio.

Parte da tre serie Ash VS Evil Dead, Minority Report e Fargo che nascono da altrettanti film di autori celebri Raimi, Spielberg e i fratelli Coen e va avanti analizzando il perché questi tre esperimenti abbiamo avuto o meno il successo della loro versione cinematografica e quanto dell’universo narrativo del film è stato sfruttato e ampliato, capendo in questo modo, il perché un tentativo del genere possa o meno funzionare.

Il ritmo delle storie di Michele Casella.

“In un’epoca in cui la trasmissione dei dati è permanente e permeante, la diffusione mediatica ha portato con sé un costante rumore di fondo a cui sembra impossibile sfuggire.”

Così inizia il secondo saggio che riferendosi a serie estremamente iconiche come Stranger Things, Twin Peaks e Gomorra, indaga lo stretto legame che intercorre fra la scelta della colonna sonora di una serie e il successo che ne deriva.

Lo studio di questa connessione è estremamente interessante perché molto spesso, proprio come accade ad un libro bello in copertina ma deludente nei contenuti, i creatori di una serie devono essere attenti a non creare false aspettative con la scelta di sonorità che richiamano una precisa atmosfera. La scelta musicale esprime coerenza e fornisce il più delle volte lo strumento necessario al successo mediatico di un certo prodotto, facendo leva su riferimenti pop ricercati e mirati.

La trama e il personaggio di Marika Di Maro.

Qui viene posto l’accento sull’importanza che riveste la scelta di un protagonista dalla personalità non banale, tondo, affascinante per tratti particolari del suo carattere e che proprio per la sua non banalità, riesce ad attrarre l’attenzione dello spettatore che non riuscirà più a fare a meno di seguire l’evolversi della sua storia.

Le due serie prese in esame sono Pretty Little Liars e LA serie, ovvero The Big Bang Theory. Inutile sciorinarvi la mia passione sconfinata per il dottor Sheldon Cooper, ma anche chi non segue le vicende degli scienziati di Pasadena, potrà concordare con me sulla straordinaria abilità recitativa di Jim Parson che è stato in grado di far affezionare milioni di spettatori alle vicende di un gruppo nerd, costituito da scienziati inabili a rapportarsi con le donne, io direi il mondo al di fuori della scienza e dei fumetti in generale, che nel corso delle stagioni subiscono una vera e propria metamorfosi, crescendo e maturando.

Sheldon Cooper-The Big Bang Theory

Love addicted di Jacopo Cirillo.

Vengono spiegati i cinque gradi di dipendenza affettiva nelle serie TV.

Dipendenza distruttiva: The Affair;

Dipendenza spezzata: Fleabag;

Dipendenza funzionale: Ray Donovan;

Dipendenza elastica: Love;

Dipendenza terapeutica: You’re the Worst.

Vanno, in ordine, da una dipendenza negativa ad una positiva. Ovviamente nella vita vera la dipendenza è sempre negativa, ma qui il tema è un altro; citando il testo “di quanto e come la dipendenza affettiva serva alle cinque storie in analisi per funzionare bene.”

The end di Carlotta Susca.

In quest’ultima parte si ragiona sulle serie e sui loro finali. Su quelli deludenti, quelli mai arrivati e sulle reazioni del fandom e di come abbiano, in alcuni casi, fatto la differenza costringendo gli autori a proporre finali alternativi.

Quelle citate sono Sense8, Better Call Saul, la mia preferita in assoluto Gilmore Girls, Twin Peaks e ovviamente How I Met Your Mother.

Anche se la decisione di trattare un tema tanto leggero come possono essere le serie TV, che noi tutti guardiamo principalmente per distrarci, con la serietà e la precisione tipica della forma saggio, consiglio agli appassionati di leggerlo e, in alcuni punti, di studiarlo con attenzione. Capire come si insinua in noi la voglia di non staccarci da un preciso format, da una storia, da un universo fittizio e di come ci leghiamo emotivamente a personaggi che prendono vita sul piccolo schermo è stato decisamente rivelatore per me.

“La dipendenza, per definizione, non finisce. Quando finisce, smette di essere tale.”

Nicole Zoi Gatto