Wrap up delle letture del mese di settembre 2017

Cari lettori, questo è il mio primo wrap up delle letture del mese di settembre che non sono state poche; ho letto cinque libri ed ho avuto bellissime sorprese da libri di autori che non conoscevo oppure da libri che ho rivalutato, ma ho avuto anche una grande delusione ovvero Harry Potter e la maledizione dell’erede edito dalla Salani editore.

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Sono una grandissima fan della famosissima saga di J.K. Rowling e non so perché ho aspettato tutto questo tempo per leggere questa sceneggiatura teatrale spacciata per l’ottavo libro della saga. Niente di più sbagliato! È vero che il libro inizia dove è finito il settimo capitolo della saga, ma a parte questo piccolo particolare, niente è più lontano dal mondo magico a cui ci eravamo abituati. Il fatto che sia una sceneggiatura teatrale non giustifica la pessima caratterizzazione dei personaggi e la banalità dei dialoghi. Non ho ritrovato i personaggi a cui mi ero affezionata ma solo delle loro ombre. Non lo consiglio.

Il Grande Gatsby, la cui edizione che ho letto è quella Feltrinelli, è stata una bellissima riscoperta. Lo avevo, infatti, già letto tempo fa e non mi piacque per niente, ma grazie al gruppo di lettura in pagina ho avuto modo di rileggerlo e menomale poiché mi sono completamente ricreduta! Lo stile di Fitzgerald mi ha catturato fin dalla prima pagina ed è stato in grado di farmi immedesimare completamente nell’atmosfera del libro; ho provato una sensazione di disagio e di imbarazzo che non mi ha mai abbandonato completamente, né durante le sontuose feste organizzate da Gatsby, né quando mi trovavo con Tom e Daisy, né quando Gatsby cercava in tutti i modi di riconquistare il grande amore del suo passato. Nessuno dei personaggi mi è piaciuto, non sono riuscita a provare nessuna empatia per loro né per il mondo falso e ricco in cui vivevano. Nessuna delle loro decisioni mi sembrava giusta, ho sempre pensato che non meritavano la mia comprensione e la mia pietà, forse solo Gatsby nella parte finale, ma non voglio svelare altro. Approfondirò sicuramente la bibliografia di questo autore e se avete consigli non esitate a commentare.

Una conferma mi è stata data dalla lettura de La camera azzurra di Georges Simenon edita da Adelphi edizioni. Di Simenon avevo già letto L’uomo che guardava passare i treni e mi piacque tantissimo. Con La camera azzurra ho confermato il mio amore per lui, infatti ho già in libreria ad aspettarmi la prima indagine di Maigret. La cosa che più mi è piaciuta di questo libro è la capacità di Simenon di caratterizzare la psicologia dei personaggi, soprattutto del protagonista. In entrambi i libri mi sono ritrovata nella mente di un pazzo che non sa di esserlo e per tutta la durata del libro sono consapevole della sua pazzia, ma allo stesso tempo mi ritrovo a ragionare come lui. Riesce a creare una trama ricca di suspance e non si può fare a meno di voler conoscere la fine della sciagurata storia dei protagonisti. Consigliatissimo.

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Una grandissima e piacevole sorpresa è stato Ninfee nere di Michel Bussi edito dalla e/o edizioni. Il libro è ambientato a Giverny, il famoso paesino in cui ha vissuto il pittore impressionista Monet e dove sono stati dipinti gli innumerevoli quadri delle ninfee. Anche questo idilliaco paesino, però, sarà sconvolto da un omicidio e non sarà l’unico. Si intrecceranno le vite delle tre donne protagoniste Fanette, Stephanie e una vecchia signora, collegate tra loro in un modo misterioso tanto che solamente alla fine e dopo un colpo di scena che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta, si scoprirà il loro legame. Bussi è geniale nel gettare fumo negli occhi del lettore che sembra accompagnare nella lettura, ma non fa altro che confonderlo sempre di più con una grande maestria. Non vedo l’ora di leggere altro di suo. Consigliatissimo.

 

Un’altra piacevole sorpresa è stata la graphic poem Il Canto dei dannati scritta da Jason R. Forbus ed edito da Ali ribelli edizioni. Non mi dilungherò poiché ho già scritto una recensione sul blog che potrete trovare qui

Sono curiosa di conoscere le vostre opinioni in merito alle mie letture quindi attendo i vostri commenti, alla prossima con il wrap up delle letture del mese di ottobre.

 

Mariavittoria Molitierno

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Recensione e intervista della “Psicologia del rock” di Andrea Montesano

9788865314210_0_0_0_75Questo libro, al cui genere mi sono approcciata per la prima volta, ha due temi fondamentali: la musica e l’adolescenza. Si sa quanto sia fondamentale ascoltare musica in età adolescenziale e quanto quest’ultima possa addirittura cambiarci la vita e farci compiere scelte relazionali molto precise. Qui in particolare si parla dell’importanza della musica rock, che rientra a pieno titolo nell’educazione dei ragazzini. Vengono analizzati i vari generi musicali, (musica classica, rock, heavy metal, hip pop, rap) rapportati al tipo di adolescente che li ascolta. L’ascolto della musica rock da parte dell’adolescente, rappresenta anche il momento in cui quest’ultimo si stacca dai genitori ed entra in gruppo sociale, il più delle volte caratterizzato da persone che hanno i suoi stessi interessi.

Si analizza il concerto rock, prendendo come riferimento quello di Woodstock, che viene paragonato ad un momento religioso, e si sottolinea il momento dell’incontro con la rockstar preferita, l’identificazione completa con essa, il sacrificio che si è speso per partecipare all’evento.

Si parla anche del rapporto tra il rock e le sostanze stupefacenti, elencando le più utilizzate anche dalle varie rockstar. Viene fatta poi una piccola panoramica su discoteche e rave party, luoghi di divertimento dei giovani, ma che possono diventare anche molto pericolosi e sui nuovi metodi digitali di fruizione della musica.

Infine vi è la presentazione di un progetto sperimentale in cui i protagonisti sono sempre la musica e gli adolescenti.

Questo libro è stato molto interessante, perché ha sviluppato temi non presi molto in considerazione, come ad esempio insegnare e far ascoltare musica rock nelle scuole.

In conclusione la musica rock assume una funzione fondamentale nel percorso formativo ed educativo del ragazzo e in alcuni casi, aiuta a comprendere le scelte che lui stesso compie e soprattutto il suo modo di agire all’interno della società.

Consiglio la lettura di questo libro soprattutto a chi è interessato agli argomenti trattati.

 

Intervista

1)Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sul rapporto tra la musica rock e l’adolescenza? È un interesse derivato dagli studi che hai condotto?

Il libro nasce dalla vogli di unire la mia passione (la musica) alla mia professione e gli studi che ho condotto fino ad ora (la psicologia). Ho pensato di poter dire qualcosa che fino a questo momento la letteratura non aveva detto. Il libro infatti cerca di spiegare come la musica e le canzoni siano strettamente connesse alla persona che le ascolta. Non si ascolta e non abbiamo un interessa “casuale” per un certo artista, una determinata canzone o un un album musicale. C’è molto di più. Il nostro “imprinting” musicale che poi ci accompagna per tutta la nostra vita nasce e si forma durante il periodo della nostra adolescenza. La famiglia, il gruppo degli amici, la scuola, il contesto culturale in cui viviamo contribuisce alla scelta di un nostro determinato ascolto e non un altro. L’adolescenza è lo strato più significativo per dare uno spiegazione oggi, del perché ci piace un certo tipo di musica o un artista.

2)Nel libro elenchi i vari generi musicali ed individui in quelli più ascoltati dai giovani il rock e il pop. Anche tu durante l’adolescenza li ascoltavi? E in che misura l’ascolto di questi generi ti ha aiutato a superare questa fase delicata?

Il rock è un genere musicale che si presta molto alle orecchie e al cuore dei ragazzi perché i temi narrati all’interno della musica rock, sono gli stessi temi che sono importanti in adolescenza come l’amore, l’amicizia, la trasgressione, la lotta etc etc. Il pop è il genere cosiddetto popolare, nel senso di “diffuso” che spesso viene abbracciato dai ragazzi che preferiscono vivere le emozioni molto “di pancia” ed è quindi un genere che soddisfa in maniera più immediata i loro bisogni emotivi.

Durante la mia adolescenza sono stato contaminato dal marchio del rock fine anni 80 e anni 90, alcuni nomi sono i Guns ‘n Roses, gli Oasis, i Pearl Jam, gli U2 e tanti altri; era un rock che ascoltavo e che suonavo nelle varie boy band in cui mi sono sperimentato.

Il rock mi ha dato l’opportunità di sentirmi vivo rispetto alla musica che suonavo attraverso la quale dicevo agli altri chi ero veramente, una palestra che mi ha portato ed essere quello che sono io oggi.

3)Vengono descritti nel libro 2 generi identificativi in adolescenza oltre al rock, il rap e il metal. Cosa c’è in questi due generi musicali che affascina i ragazzi?

Nel libro che parla di musica rock, c’è uno spazio che guarda ad una parte della musica dei ragazzi di oggi, e quella parte è dedicata al metal e all’hip hop. L’adolescenza è un periodo in cui il ragazzo tende a definirsi formando la propria identità. Questi generi musicali sono entrambi molto estremi perché più un genere musicale è estremo, più da identità al ragazzo. Ciò accade in quanto l’hip hop per sua natura, diventa gradualmente una forma culturale a cui appartenere perché ricco di rituali, slang e modalità che lo rendono identificativo. Allo stesso modo si può analizzare il fenomeno dell’Heavy Metal, un po’ meno caro ai giovani italiani per una questione fonetica legata alla lingua italiana che diversamente dall’inglese si sposa di meno con la dimensione sonora del metal.

4)Il mondo dei rave party e delle discoteche, dove si abusa di alcool e sostanze stupefacenti, è un territorio molto pericoloso per gli adolescenti. Ti senti di condannare questi luoghi o pensi che possano essere visti anche in maniera positiva?

Condannare non credo sia il termine adatto. A condannare sono bravi tutti. Credo che bisogna invece, come dire…essere più furbi! Bisogna ripartire dalla conoscenza di ciò che accade in questi ambienti, perché ci sarà un motivo per cui gli adolescenti di oggi hanno necessità di frequentare certi luoghi “addetti alla trasgressione”. Ponendoci in una prospettiva di ascolto e di accoglienza e non quindi giudicante questa posizione ci aiuterebbe a non aggiungere Another brick in the wall, quel muro che per tante ragioni separa il mondo adulto da quello dei ragazzi.

5)Nei tuoi interessi, oltre alla scrittura, c’è anche la musica. Ci puoi raccontare in breve la tua esperienza di cantante/musicista?

La mia esperienza con la musica inizia all’età di 5 anni quando ho frequentato quegli orribili corsi propedeutici alla musica per bambini, spazi dove se non c’è una buona figura di riferimento il rischio è quello di “indottrinare” i bambini ad una visione della musica a mo di religione ortodossa a cui sottostare. Ovviamente me ne sono scappato. Durante la scuola media così per gioco, ho frequentato un corso di chitarra in oratorio e vedevo che c’erano gli animatori più grandi che sapevano suonare la chitarra e sapevano cantare, ma lo facevano divertendosi. La cosa mi ha incuriosito e mi sono accorto che era quello che volevo fare anche io. Ricordo di aver rimediato un canzoniere e di essermi messo ad imparare le cose principali. Poi ho conosciuto la chitarra elettrica e il mondo del rock, e da allora mia vita non è stata più come prima.

Federica Molitierno

Il respiro della notte di Richard Mason

“Le avventure dei suoi vent’anni avevano insegnato a Piet Barol che non è saggio iniziare con una bugia.”
Così inizia il romanzo di Richard Mason Il respiro della notte edito Codice Edizioni.
Le vicende che vedono protagonista Pier Barol, hanno luogo in Sud Africa i primi anni del novecento, mentre in Europa sta per esplodere la prima guerra mondiale. 

Tutto ha inizio con la prospettiva del possibile fallimento dell’azienda di mobili artigianali di Piet. Sarà sua moglie Stacey a farlo ragionare e a suggerirgli un piano per risanare la loro condizione economica: convincere il ricco Percy Shabrill che i mobili da lui ordinati per arredare la sua casa, arrivati direttamente dell’Inghilterra, siano troppo poco raffinati per un uomo del suo lignaggio e insinuare tale dubbio nella moglie di lui, che verrà manipolata con molta facilità e che cederà all’inganno.

Sarà proprio da questo momento in poi che il romanzo inizierà a prendere una piega interessante. Piet partirà alla ricerca del giusto legname per la fabbricazione dei mobili con due indigeni; si addentrerà nella foresta africana di Gwadana dovendosi barcamenare fra superstizioni e riti propiziatori ma comprendendo sempre più quanto sia sbagliato creare distanza fra gli xhosa e l’uomo bianco

Ci sono vari particolari che rendono bene questo aspetto di Piet, la sua volontà di esprimersi nella lingua degli indigeni, il fatto che li tratti come uomini, rispettandoli per gli essere umani che sono e non stigmatizzandoli per pelle, credo religioso o lingua.

Da questo estratto si evince la condizione in cui versavano gli indigeni nei primi del secolo.

“Il governo dice che gli indigeni devono lavorare per i bianchi oppure andare nelle località a loro riservate. Ma quelle località sono così affollate che non c’è terra da coltivare, e non c’è lavoro per poter pagare la tassa sulla capanna. È solo uno stratagemma per costringerci a lavorare nelle miniere, come hai fatto tu.”(…)”Dobbiamo agire!”.

Molte sono le tematiche che si alternano nel libro, dal colonialismo alla religione, dall’individualismo alla voglia di evadere e nonostante io debba ammettere di aver avuto delle difficoltà nella lettura del libro, date molto probabilmente dalla mia poca dimestichezza con le ambientazioni africane, con le tradizioni dei popoli indigeni, ho avuto modo di avvicinarmi alla loro cultura, finanche a comprenderne la profondità.
È un romanzo che fa riflettere su ciò che egoisticamente siamo disposti a fare per non soccombere, sulla fondamentale importanza che ricopre la Natura e la spiritualità nella vita di alcuni.

Il realismo del racconto poi, si percepisce in ogni pagina, le ricerche dell’autore e le sue origini (nasce a Johannesburg), permeano ogni riga.

È una lettura che consiglio per chi come me, è abituato ad altro e per approcciarsi in punta di piedi e con rispetto ad un mondo così distante da quello in cui viviamo.

Vi lascio con le parole dell’autore che spiegano come sia nata in lui la necessità di scrivere questo romanzo. 

“In Sudafrica c’è una foresta in cui nessuno entra. Si dice che ci sia un mostri in agguato, una creatura dallo sguardo che può trasformare in legno. Pochi sudafricani bianchi ne hanno sentito parlare, ma ogni sudafricano nero conosce il nome di questa foresta: Gwadana. Nel 2007 ci sono andato. (…) ho incontrato Mbiko, un uomo molto anziano. Quando gli ho chiesto come facesse a sapere che c’era un mostro nella foresta, mi ha risposto: quando ero ragazzo sono arrivati gli uomini bianchi. Sono stati loro a raccontarmi del mostro.

Ricordo di aver pensato tra me e me: io a questo mostro non ci credo. Quegli uomini bianchi dovevano avere dei motivi ben precisi per tenere gli xhosa fuori dalla loro foresta.”

Nicole Zoi Gatto

Crepuscolo di Kent Haruf

Eccoci al secondo capitolo della “Trilogia della pianura”. Siamo sempre ad Holt, cittadina immaginaria del Colorado, dove ritroviamo alcuni personaggi di “Canto della pianura” e altri nuovi. Ci sono sempre i solitari fratelli McPheron, Raymond e Harold, rinati completamente dopo la convivenza con Victoria Robideaux e la piccola Katie, anche se sono costretti a separarsi di nuovo perché Victoria andrà all’università a Fort Collins.

Ci sono Luther e Betty Wallace, che vivono in una roulette, assistiti da Rose Tyler, assistente sociale, che li controlla nell’educazione dei due bambini, Joy Rae e Richie.

C’è DJ, ragazzino di 10 anni, orfano e costretto a badare al nonno, la cui salute non è più quella di una volta, che trova conforto nell’amicizia di una ragazzina, sua vicina di casa, Dena.

La madre di Dena ed Emma, Mary Welles, deve far fronte all’abbandono del marito che vive in Alaska, ma non riesce a gestire per niente bene la situazione.

In questo secondo capitolo, caratterizzato sempre dello stile scarno ed essenziale di Haruf, entrano temi molto più toccanti e dolorosi. C’è un lutto che si è costretti a fronteggiare, i maltrattamenti subiti da Joy Rae e Richie dallo zio di Betty, la totale incapacità di Betty e Luther nell’educare e proteggere i propri figli, episodi di bullismo e una madre che per affrontare l’abbandono del marito si rifugia nell’alcool non pensando alle proprie figlie. In tutto questo ci sarà anche un amore molto dolce che sboccerà tra chi pensava che la propria vita fosse ormai giunta al crepuscolo.20476446_1955140514723733_2574749645066032045_n

I bambini protagonisti di queste storie, sono lasciati spesso a loro stessi e non sempre riescono a risollevarsi ma sono tutti caratterizzati da una forza d’animo non comune. Non c’è mai un lamento o un capriccio da parte loro.

Anche questo secondo capitolo mi ha coinvolto ed emozionato molto. Holt è una cittadina da cui si fatica ad uscire anche dopo aver voltato l’ultima pagina.

Consigliatissimo

Federica Molitierno

Il canto dei dannati di Jason R. Forbus

Grazie alla casa editrice Ali Ribelli edizioni ho conosciuto questa graphic poem, scritta da Jason R. Forbus e illustrata da Theoretical part.

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Le strofe della poesia sono affiancate da illustrazioni molto evocative e oniriche, che richiamano ciò che viene detto nelle strofe.
Il significato più immediato che evoca la poesia è quello di un cammino metaforico verso la morte, ma ad una più attenta analisi, emerge l’asservimento dell’uomo nei confronti del Signor Denaro.

Nella casa del padrone
Venni a rendere le messi.

Il padrone è impersonificato da un corvo, che è anche il simbolo della morte. Quindi si intrecciano il cammino dell’uomo verso la fine della vita, ma anche quello di un uomo schiavo della sua stessa avidità di denaro e dello scorrere inesorabile del tempo, che non ne permette la liberazione.

Mi fecero dunque entrare
nella stanza dell’orologio:
segnava l’ora della resa delle messi.

Verso la fine del suo cammino, ormai alla resa delle messi, l’uomo si rende conto che non c’era alcun Padrone al quale inchinarsi e che c’era ancora una speranza di liberazione dalle catene imposte dalla schiavitù.
Questo senso di speranza e di liberazione si nota anche dal cambiamento di colore delle illustrazioni, che da cupo diventa più
caldo e l’uomo, prima impersonificato da un cane, riprende le sue sembianze e cammina verso la libertà.

E io, io che ero andato
per rendere le messi
ripresi la via di casa con un canto.

Non sono solita leggere graphic novel o poem, ma questa volta mi sono cimentata molto volentieri in questa lettura. Seppur breve, la poesia, con le sue illustrazioni gotiche, arriva diritta al punto e fa immergere completamente il lettore nella sua atmosfera.
Ne consiglio la lettura agli amanti del genere, ma anche a chi, come me, vuole cimentarsi in qualcosa di diverso.

Mariavittoria Molitierno

 

Incerti posti di Marco Montemarano

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Questo libro, edito da Morellini , racconta la storia di due persone.

Antonio, adolescente con una grande passione per il parkour, vive in un quartiere di Roma Nord insieme alla Arianna, che a malapena si accorge di lui, e che passa le giornate a poltrire con il nuovo compagno, Gianni, di cui Antonio prova ribrezzo. L’unico conforto sarà rappresentato dall’amico Bernando, anche lui amante del parkour e dedito a pensieri suicidi, e la ragazza Greta . Entrambi vengono vessati da un gang di bulli che li sottopongono ad ogni tipo di tortura.

Dall’altro lato abbiamo Matteo, fratello di Arianna, che si ritrova a combattere con un trauma infantile che lo terrorizza, un omicidio di cui sono stati responsabili lui e la sorella da piccoli. Questo trauma ha condizionato tutta la sua vita, tanto che è terrorizzato da cantieri in costruzione e da sirene dell’ambulanza. Per questo andrà a lavorare all’estero e, ad un certo punto, la sua vita incontrerà quella del nipote Antonio mai visto prima. Ci sarà un finale inaspettato che chiarirà molti dubbi che attanagliano i personaggi.

Questo libro è molto scorrevole, l’ho divorato in pochi giorni e affronta temi molto drammatici e in cui ci si può facilmente identificare. In Antonio ritroviamo un adolescente incompleto, alla spasmodica ricerca di un padre che non ha mai avuto e che cercherà senza sosta; si ritrova con una madre dal passato discutibile, che presta denaro a interessi e che non si accorge nemmeno che il figlio viene pestato continuamente a sangue.

In Matteo ritroviamo una persona tormentata dai fantasmi del passato che non riesce a scacciare via. In tutti gli adulti che incontra, gli sembra di rivedere il bambino che potrebbe avere ucciso e questo lo ha portato a prendere potenti sonniferi per molti anni.

Gli sembrò che la parte di lui che camminava per il mondo fosse un esoscheletro che gli era cresciuto addosso strato a strato senza che lui se ne accorgesse.

Abbiamo due storie tormentate, che ad un certo punto si intrecciano, e questo portrà ad entrambe un po’ di conforto.

Consiglio la lettura di questo libro

Federica Molitierno

Sarò le tue mani di Carmen Scarpelli

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Giordano è un giovane fotoreporter freelance, in grado di immortalare nei suoi scatti l’essenza più profonda della vita. È un uomo privo di legami stabili, non riesce a legarsi completamente ad una donna e infatti vive una relazione molto libera con Chiara, una giovane gallerista d’arte. Quando gli viene assegnato un nuovo servizio fotografico, si troverà ad affrontare un viaggio e a conoscere luoghi e persone che cambieranno per sempre il suo modo di vedere la vita.

Prima andrà al Red and Night, dove conoscerà Lisa, una donna molto problematica, bisognosa di affetto, con un passato molto travagliato e soggetta a crisi nervose a causa del suo rapporto con la madre.

In seguito farà la conoscenza del fratello di Lisa, Mattia, frate di un convento, dove Giordano alloggerà per qualche tempo. Qui per la prima volta sente di appartenere a qualcosa e la conoscenza della bellissima Nenè, che ha un passato fatto di violenze e abusi, per la prima volta sconvolgerà il suo vuoto interiore. Con lei proverà un sentimento forte, proprio quello da cui aveva sempre cercato di allontanarsi.

Giordano dovrà affrontare anche altri problemi: cercare con uno scatto di immortalare il silenzio, fare i conti con una malattia che lo terrorizza, avvicinarsi alla religione che non aveva mai sentito parte di sé.

Questo libro è molto scorrevole, si legge tutto d’un fiato ed è ricco di emozioni forti. Insieme a Giordano assaporiamo la libertà, l’assenza di legami ma allo stesso tempo con lui riscopriamo l’amore, l’affetto e il dolore e assistiamo allo sconvolgimento della sua vita e delle certezze che aveva avuto fino a quel momento. E da tutto questo lui ne uscirà cambiato.

Consiglio la lettura di questo libro.

Federica Molitierno