Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio

Cari lettori, oggi vi lascio con la recensione di Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio edito da Terrarossa edizioni, che ringraziamo per la collaborazione.

Questo libro fa parte della collana Fondanti che ripropone opere ormai fuori commercio, che però hanno avuto grande importanza per la novità dei loro contenuti. Inoltre l’autore ha avuto modo di attualizzare la sua opera, riadattandola ai giorni nostri e aggiungendo anche delle espressioni dialettali, che in passato aveva dovuto eliminare.

immagine dezio

La storia si svolge in Puglia e ha come protagonista Nicola Rubino, prima stagista e poi contrattista a tempo determinato in una fabbrica. Attraverso le vicende di questo ragazzo, Dezio racconta le difficili condizioni dei lavoratori in fabbrica, iniziando dai primi colloqui con la psicologa fino ad arrivare ai veri e propri soprusi che i lavoratori sono costretti a subire pur di conservare il posto di lavoro, precario e malpagato.

Nella lotta per conservare il posto di lavoro, vince sempre chi riesce ad aggraziarsi il capo, mentre chi tenta di ribellarsi, come Nicola, viene licenziato oppure pressato sia durante il lavoro vero e proprio, sia psicologicamente essendo l’unico a cui non viene confermato il contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Perfino il medico, che dovrebbe curarli e proteggerli, è inserito in un contesto malato, dove un’irritazione alla pelle, una tendinite, un’infezione non vengono considerate per quello che sono, ma delegate in secondo piano, come una normalità da dover tollerare.

Non ci sono rotazioni per evitare sempre allo stesso lavoratore turni pesanti e, purtroppo, chi subisce è sempre chi cerca di capirci qualcosa e di ribellarsi ad un sistema che non tutela i diritti dei lavoratori. Perfino i sindacalisti, che spronavano alla ribellione, si sono rivelati indifferenti e soprattutto sottomessi al sistema aziendale, tanto che non sono stati in grado di aiutare Nicola, nel suo momento di maggiore difficoltà.

Leggendo questo libro ho sentito una grande rabbia da parte dell’autore, ma anche tanta rassegnazione ad una condizione che sembra impossibile da cambiare; gli stessi lavoratori farebbero di tutto pur di non perdere il posto, seppur malpagato e girare le spalle al proprio compagno diventa una prassi. Non c’è solidarietà, l’umanità sembra sparire e lasciare il posto all’egoismo.

Il libro è davvero molto scorrevole e le parti dialettali mi sono piaciute; c’è da dire che le ho comprese anche grazie al fatto che conosco delle ragazze pugliesi, ma comunque non hanno rallentato la lettura e hanno conferito un’identità linguistica alla storia.

 

Mariavittoria Molitierno

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