La tagliatrice di vermi e altri racconti di Gaetano Barreca

23915645_2008405406063910_7014617996237808286_nLa Tagliatrice di vermi e altri racconti di Gaetano Barreca, edito dalla Wip edizioni, è uno scrigno, di quelli magici, ricchi di sorprese. Al suo interno è possibile ritrovare la tradizione, quella che un po’ tutti abbiamo dimenticato. La tradizione di Bari e della sua Città Vecchia, un cuore pulsante, accogliente, con una propria identità. Un luogo dove la credenza popolare e le varie superstizioni, hanno creato un bagaglio culturale immenso fatto di storie e misteri.

E’ in questo che Barreca entra, ci accompagna man mano per farci scoprire, attraverso sette racconti e vari saggi, quelle credenze popolari che sono rimaste custodite di famiglia in famiglia, in una piccola zona della città.

Ancora oggi passeggiando per la Città Vecchia si può scoprire un vero e proprio mondo, in cui tutti conoscono tutti, ci si odia, ci si ama, ci si “impiccia” l’uno dell’altro e si sta assieme. Dove l’ospitalità viene prima di tutto e si ha sempre tempo per una chiacchiera.

Bari Vecchia viene perfettamente descritta dall’autore, il quale dal 43 agli anni 70 ci racconta attraverso dei racconti quelle che sono le tradizioni più importanti della nostra comunità.

Barreca è di Reggio Calabria, eppure ha scelto Bari come sua casa letteraria, affascinato da ciò che la città nasconde, dal suo cuore fiero e caotico, ricco di avversità ed amore. Prima con “Dopo il funerale” ed ora con “La tagliatrice”, dimostra di saper parlare in modo egregio della città, e di rappresentarne l’animo.

Il racconto che dà il nome al libro, narra una vicenda nascosta ma importante nel bagaglio culturale barese. La tagliatrice di vermi è una figura che tramanda di nonna in nipote o meglio di suocera a nuora, le conoscenze per tagliare i vermi nel ventre dei bambini. Formula e rito, necessari per guarire l’infante, che prima di essere raccolti da Alfredo Giovine (autore barese) erano strettamente segreti.

Barreca grazie alle sue ricerche è riuscito, a chi come me ne sapeva poco, ad incuriosire e ad insegnare qualcosa di importante ed unico sulla propria realtà.

Modernità e tradizione, nonostante la diversità, possono convivere e rappresentare due facce di una medaglia da tenere ben stretta. Essere moderni senza dimenticare chi siamo, e apprezzare ciò che la Storia ci ha lasciato, il nostro passato.

Fascisti, streghe, spogliamadonne, masciàre, tagliatrici, fate della casa, si susseguono in una serie di storie coinvolgenti ed interessanti che catturano il lettore avidamente.

La seconda sezione del libro, l’approfondimento, placherà la vostra sete di conoscenza, analizzando le varie storie e le varie dicerie, legate a misteri e miracoli (come quello della Cattedrale di San Sabino).

Barreca con il suo linguaggio pulito, scorrevole ed ironico ci accompagna in una lettura ricca di Storia, curiosità e magia, lasciandoci affascinare da quei personaggi così pittoreschi e genuini che ci divertono tra una frase in italiano ed una in dialetto.

Un libro da assaporare sia per chi è di Bari sia per chi non lo è. Un modo per rituffarsi nella tradizione e lasciarsi incantare dai misteri di una città tutta da scoprire.

Ilaria Amoruso

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La traiettoria dell’amore di Claudio Volpe

La protagonista di La traiettoria dell’amore, edito da Laurana Editore, è Andrea, una tatuatrice romana che da qualche anno ha trovato la sua dimensione insieme a Sara, sua compagna e studentessa di Filosofia con un passato da prostituta alle spalle.
Una sorte di stabilità flebile, che verrà sconvolta da lì a poco da Giuseppe, fratello di Andrea.
Correvi.
Ad aprire il romanzo sono le parole di Andrea, rivolte al fratello ormai dimenticato Giuseppe. Infatti, sono ben cinque anni che Andrea e Giuseppe si sono persi di vista.
Hanno interrotto i rapporti alla morte dei loro genitori: “il fascista”, padre burbero e maschilista, incapace di amare i propri figli, e una madre troppo succube del marito per imporsi e difenderli.
Chi ti ha visto sfrecciare ha trattenuto il respiro come nel mezzo di un tuffo.
L’istinto, che si impone sulla ragione, ci porta a percorrere strade che le nostre gambe non sapevano di conoscere. Ed è così anche per Giuseppe, che si ritrova a bussare alla porta della sorella la sera dell’incidente che lo rende unico responsabile della morte di una povera ragazza, colpita e uccisa dalla sua Fiat cinquecento.
Come afferma anche Sarte, mettersi ad amare qualcuno è un’impresa, bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento. Ed Andrea è accecata, energica. E decide di aiutare il fratello a fuggire, scappando insieme, perché nonostante il loro trascorso gli vuole bene. Una decisione poco ponderata che destabilizza il lettore, ignaro delle intenzioni di questi personaggi folli, che hanno solo voglia di rimediare e ritrovarsi. Partono così in questo viaggio che ha quasi dell’inverosimile, alla ricerca del proprio posto nel mondo, condito di confidenze e segreti mai svelati.
La felicità assoluta non esiste. Esiste la felicità consapevole che è un cuore pulsante avvolto in un filo spinato. Una felicità che batte anche nella sofferenza.
Quello di Claudio Volpe, giovane scrittore pontino, è un romanzo di amore fraterno e non solo, amore per la vita, questa vita che talvolta ti propone sfide troppo ardue da affrontare, che vorresti arrenderti e soccombere e invece -lo so, è banale- riesci a sollevarti, a capire dove andare. “Perché anche nel buio più fitto una via di salvezza c’è sempre, ed è quella traiettoria che solo l’amore sa disegnare.”
Linda Peotta

Berlino 2.0 di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier

“Berlino è povera ma sexy”

Con questa frase, che riassume perfettamente lo spirito del graphic, si apre il nuovo lavoro di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier Berlino 2.0 edito Bao Publishing.

Terzo volume di una trilogia che comprende Un lavoro vero e Va tutto bene, pubblicati rispettivamente nel 2013 e nel 2015, Madrigal prosegue la sua opera narrativa sulla stessa scia dei primi graphic.

Il tema trattato continua ad essere quello della disillusione di una generazione, dei problemi economici e personali che i giovani di oggi si trovano a dover fronteggiare quando si rendono conto che i loro desideri, quelli per cui tanto hanno studiato e per i quali hanno sacrificato tutto, faticano a realizzarsi. In un mondo che sembra troppo in crisi e chiuso su vecchi modelli di sviluppo per dare speranza, le difficoltà degli under trenta continuano ad essere al centro della storia.

Se i due lavori precedenti vedevano prima lo svolgersi delle vicende di un giovane disegnatore di belle speranze, spagnolo, in cerca del lavoro perfetto nella grigia Germania (che tanto ha di autobiografico) e poi il frantumarsi dei progetti imprenditoriali di una giovane ragazza squattrinata, la vita raccontata questa volta è quella di Margot.

La ragazza protagonista della nostra storia è una ventitreenne francese laureata in filosofia, che decide di abbandonare la sua patria con un sogno nella valigia: quello di potersi realizzare in una città culturalmente frizzante e viva, piena di possibilità, di giovani e di cultura, come Berlino.

L’arrivo è dei più ottimistici; trasferitasi in casa di un amico libraio, appartamento di epoca prussiana che la faceva quasi sentire in un castello, alimentando l’illusione di aver raggiunto il luogo ideale dove potersi esprimere a pieno, Margot capisce ben presto che il paese dei balocchi non esiste.

Sì, la Berlino anticonformista, libera, priva di pregiudizi e freni esiste, c’è e questa sua vena moderna è percepibile anche nei disegni di Madrigal, dalle linee così sottili e minimaliste, dai colori tenui che rivelano la voglia di un ordine e di una precisione che esiste solo sulla carta ed è in netta contrapposizione al caotico mondo raccontato sulle tavole.

Ma ciò non basta.

Margot capirà, a sue spese, che la capitale della nuova Germania, quella che da tutti i paesi europei è guardata con ammirazione perché fresca e ricettacolo di talenti, dall’economia ridente e in pieno sviluppo, è come un grande caleidoscopio; colorata, vivace, divertente, ma illusoria.

Quando torni a guardarla con gli occhi giusti, con la freddezza di chi sta combattendo per costruirsi un futuro, una carriera, un domani, comprendi che le garanzie non esistono, i lavori veri e con tutela sono solo un miraggio.

All’apparenza è facile far credere ai più, con la giusta pubblicità, la giusta immagine e gli slogan studiati, che il modello di vita proposto sia il migliore di quelli possibili.

Le promesse fanno leva e spesso i più ingenui o motivati ci cascano, venendo a patti con la propria voglia di successo e accontentandosi del lavoro che capita.

Ma se sei giovane e non ti accontenti dei minijobs, quelli sottopagati ( se hai la fortuna di essere pagato), privi di garanzie, di sicurezza, quelli per intenderci, che non ti permettono a cuor leggero di pensare alla possibilità di costruirti una famiglia, la vita non è per nulla semplice.

Inizierai ad odiare la tua scelta, penserai di tornare nel paese dal quale sei partito, perché tanto un futuro migliore non è possibile, inutile provarci.

Oppure, come Margot, ti ritroverai ad amare la città dei finti balocchi e ad accettarne i difetti.

Perché a Berlino ci si affeziona.

Lì si mettono radici.

La si ama.

Nonostante tutto.

“È il tuo bilancio da straniera?”

“Il bello è che non mi sento una straniera.”

Nicole Zoi Gatto


Alberto Madrigal, nato in Spagna e residente a Berlino dal 2007, dopo alcune storie brevi e lavori da illustratore freelance, fa il suo esordio nel mondo del fumetto con la sua prima opera lunga nel 2013, quando pubblica Un lavoro vero (BAO Publishing), di cui è autore completo. Nel 2015 esce Va tutto bene, in cui ritrova i temi dello smarrimento e i sogni di una generazione che lotta per affermare la propria identità. Nello stesso anno realizza le illustrazioni de L’albero delle storie, romanzo per ragazzi scritto da Gabriele Clima e pubblicato nella collana “Il battello a vapore” (Edizioni Piemme). La sua ultima opera è Berlino 2.0, scritto da Mathilde Ramadier e pubblicato da BAO Publishing nel 2017.

Mathilde Ramadier, classe 1987, è autrice, saggista e sceneggiatrice. Dopo aver studiato graphic design si dedica agli studi di Estetica e Psicoanalisi all’Università di Parigi. Nel 2011 ottiene un master in Filosofia contemporanea all’ENS, con una tesi su Sartre. Nello stesso anno, attirata dalla capitale tedesca, si trasferisce a Berlino. Dopo diverse traduzioni dall’inglese e dal tedesco, nel 2013 pubblica il suo primo graphic novel per la Casa editrice francese Dargaud, Rêves Syncopés, per i disegni di Laurent Bonneau. Nel 2016, per la Casa editrice francese Futuropolis scrive Berlino 2.0., disegnato da Alberto Madrigal ed edito nel 2017 in Italia da BAO Publishing.

Berlino 2.0” Book Blog & Vlog Tour

5 tappe, dal 22 novembre al 1 dicembre 2017!

Un modo per conoscere meglio il nuovo libro disegnato da Alberto Madrigal su testi di Mathilde Ramadier, Berlino 2.0, edito da BAO Publishing, attraverso una serie di recensioni, video-recensioni e interviste che vi sveleranno, secondo diversi punti di vista, i lati più interessanti di questo graphic novel!

Per il giveaway, saranno estratti 3 vincitori o vincitrici tra i partecipanti.
Ognuno/a di loro vincerà:
– 1 copia di “Berlino 2.0”
– 1 disegno realizzato da Alberto Madrigal

Per partecipare e poter vincere bisogna:

– Mettere mi piace alla pagina Facebook BAO Publishing
– Diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti
– Commentare tutte le tappe del blog tour
– Compilare il form con i dati (per il givaway)
– Condividere il blogtour sui social

C’è tempo per partecipare al giveaway fino al 4 dicembre 2017.

 

Ecco di seguito il link per registrarsi e partecipare al giveaway: https://www.rafflecopter.com/rafl/display/8e45a55b1/

“Berlino 2.0”
Mathilde Ramadier e Alberto Madrigal

Book Blog & Vlog tour
22 novembre – 1 dicembre 2017

22 novembre
Fangirl in love with books

www.youtube.com/channel/UCIPdu_wAzER7uI-ErtJULTg

Videorecensione e annuncio giveaway

24 novembre
I bookanieri

www.ibookanieri.wordpress.com
Recensione

27 novembre
Oh ma che ansia

www.youtube.com/channel/UCDUJoCS6hinlcgonvxyUMmw

Videorecensione

29 novembre
La tana del booklover

www.latanadiunabooklover.blogspot.it

Recensione

1 dicembre
A Clacca piace leggere

www.claccalegge.it
Intervista agli autori

Novità: L’abbandonatrice di Stefano Bonazzi

«“Qualcosa” mi basterebbe, sarebbe già un inizio. Qualcosa fa meno paura e, soprattutto, qualcosa è l’opposto di niente…»

abbandonatriceCari lettori, vorremmo segnalarvi una nuova uscita. Si tratta del nuovo libro di Stefano Bonazzi, già autore per Newton Compton, “L’abbandonatrice”, edito dalla Fernandel. 
Qui di seguito potete trovare la sinossi e alcune notizie sull’autore.

SINOSSI

Durante l’inaugurazione della sua prima mostra fotografica, Davide riceve una chiamata: Sofia, l’amica di cui aveva perso le tracce anni prima, si è tolta la vita.
Al funerale, Davide conoscerà Diamante, figlio di Sofia. Un sedicenne scontroso e instabile che insieme al dolore si porta appresso un fardello di domande: che relazione c’era tra Davide e Sofia? Perché sua madre è scappata dall’Italia troncando ogni rapporto con amici e famigliari? Perché il suicidio?
Tornato a Bologna insieme a Diamante, Davide si ritroverà a vivere una complicata convivenza a tre che coinvolge anche Oscar, il suo compagno, e grazie alla quale riemergerà la storia di Sofia, colei che lascia per paura di essere lasciata: una storia di abbandoni e di fughe, di silenzi e di madri dai comportamenti irrazionali e inspiegabili.

AUTORE

Stefano Bonazzi è nato a Ferrara nel 1983. Di professione webmaster e grafico pubblicitario, realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte surrealista. Le sue opere sono state esposte, oltre che in Italia, a Londra, Miami, Seul, Monaco.
Nel 2014 ha pubblicato per l’editore Newton Compton il suo primo romanzo, A bocca chiusa.

 

SCHEDA LIBRO

Pagine: 208

Prezzo: 15 € (disponibile anche in ebook). Link all’acquisto.

Leggi anteprima: qui

 

 

Addicted, Serie TV e Dipendenze

Sono una figlia della televisione a tutti gli effetti. La mia infanzia è scandita da ricordi che vanno dai cartoni animati che guardavo prima di fare i compiti, alle serie (Willy il Principe di Bel Air su tutte) che mi accompagnavano nelle mattine senza scuola o nei pomeriggi di allegra pigrizia.

Quando ho avuto la fortuna di imbattermi in questo libro, già dal titolo ho capito facesse al caso mio, sia per la tematica trattata sia per il quando è arrivato nelle mie mani ( piena maratona Stranger Things).

Addicted, Serie TV e dipendenze edito LiberAria, è una raccolta di cinque saggi scritti da altrettanti autori, sulla dipendenza e sulle ripercussioni che essa ha su tutti noi, ossessionati dalle storie che assorbiamo e consumiamo in pochissimo tempo; per gente con il mio (nostro) stesso problema, il binge watching potrebbe diventare a tutti gli effetti uno sport olimpico.

Questo libro indaga i vari livelli di dipendenza, i motivi per i quali una certa serie diventi una droga, il perché dai film spesso si decida di trarre serie TV (ultimo in termini di tempo, l’annuncio da parte di Amazon di produrre una serie basata sulla tanto amata trilogia del Signore degli Anelli), come ogni elemento all’interno della narrazione sia fondamentale ai fini della storia stessa, dalla musica alle inquadrature, come la costruzione minuziosa di un protagonista seriale sia necessaria ad alimentare la dipendenza dello spettatore, reboot, spin-off, revival e altro.

Andando con ordine ecco di cosa si parla in ogni saggio.

Le altre vite del cinema di Leonardo Gregorio.

Parte da tre serie Ash VS Evil Dead, Minority Report e Fargo che nascono da altrettanti film di autori celebri Raimi, Spielberg e i fratelli Coen e va avanti analizzando il perché questi tre esperimenti abbiamo avuto o meno il successo della loro versione cinematografica e quanto dell’universo narrativo del film è stato sfruttato e ampliato, capendo in questo modo, il perché un tentativo del genere possa o meno funzionare.

Il ritmo delle storie di Michele Casella.

“In un’epoca in cui la trasmissione dei dati è permanente e permeante, la diffusione mediatica ha portato con sé un costante rumore di fondo a cui sembra impossibile sfuggire.”

Così inizia il secondo saggio che riferendosi a serie estremamente iconiche come Stranger Things, Twin Peaks e Gomorra, indaga lo stretto legame che intercorre fra la scelta della colonna sonora di una serie e il successo che ne deriva.

Lo studio di questa connessione è estremamente interessante perché molto spesso, proprio come accade ad un libro bello in copertina ma deludente nei contenuti, i creatori di una serie devono essere attenti a non creare false aspettative con la scelta di sonorità che richiamano una precisa atmosfera. La scelta musicale esprime coerenza e fornisce il più delle volte lo strumento necessario al successo mediatico di un certo prodotto, facendo leva su riferimenti pop ricercati e mirati.

La trama e il personaggio di Marika Di Maro.

Qui viene posto l’accento sull’importanza che riveste la scelta di un protagonista dalla personalità non banale, tondo, affascinante per tratti particolari del suo carattere e che proprio per la sua non banalità, riesce ad attrarre l’attenzione dello spettatore che non riuscirà più a fare a meno di seguire l’evolversi della sua storia.

Le due serie prese in esame sono Pretty Little Liars e LA serie, ovvero The Big Bang Theory. Inutile sciorinarvi la mia passione sconfinata per il dottor Sheldon Cooper, ma anche chi non segue le vicende degli scienziati di Pasadena, potrà concordare con me sulla straordinaria abilità recitativa di Jim Parson che è stato in grado di far affezionare milioni di spettatori alle vicende di un gruppo nerd, costituito da scienziati inabili a rapportarsi con le donne, io direi il mondo al di fuori della scienza e dei fumetti in generale, che nel corso delle stagioni subiscono una vera e propria metamorfosi, crescendo e maturando.

Sheldon Cooper-The Big Bang Theory

Love addicted di Jacopo Cirillo.

Vengono spiegati i cinque gradi di dipendenza affettiva nelle serie TV.

Dipendenza distruttiva: The Affair;

Dipendenza spezzata: Fleabag;

Dipendenza funzionale: Ray Donovan;

Dipendenza elastica: Love;

Dipendenza terapeutica: You’re the Worst.

Vanno, in ordine, da una dipendenza negativa ad una positiva. Ovviamente nella vita vera la dipendenza è sempre negativa, ma qui il tema è un altro; citando il testo “di quanto e come la dipendenza affettiva serva alle cinque storie in analisi per funzionare bene.”

The end di Carlotta Susca.

In quest’ultima parte si ragiona sulle serie e sui loro finali. Su quelli deludenti, quelli mai arrivati e sulle reazioni del fandom e di come abbiano, in alcuni casi, fatto la differenza costringendo gli autori a proporre finali alternativi.

Quelle citate sono Sense8, Better Call Saul, la mia preferita in assoluto Gilmore Girls, Twin Peaks e ovviamente How I Met Your Mother.

Anche se la decisione di trattare un tema tanto leggero come possono essere le serie TV, che noi tutti guardiamo principalmente per distrarci, con la serietà e la precisione tipica della forma saggio, consiglio agli appassionati di leggerlo e, in alcuni punti, di studiarlo con attenzione. Capire come si insinua in noi la voglia di non staccarci da un preciso format, da una storia, da un universo fittizio e di come ci leghiamo emotivamente a personaggi che prendono vita sul piccolo schermo è stato decisamente rivelatore per me.

“La dipendenza, per definizione, non finisce. Quando finisce, smette di essere tale.”

Nicole Zoi Gatto

Vergogna di J.M. Coetzee

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Vergogna di Coetzee, edito da Einaudi, era lì sullo scaffale che mi guardava insistentemente e che aspettavo di leggere con ansia. Le aspettative non sono state deluse perché credo che sia un capolavoro. Ciò che non mi aspettavo invece, è il senso di spiazzamento che ho provato in alcuni punti del libro. Siamo in Sudafrica, il protagonista è David Lurie, professore di Scienze della comunicazione alla Cape Town University, con due divorzi alle spalle, e un desiderio di amare molto forte e istintivo. Dopo una relazione con una studentessa, viene accusato di stupro da quest’ultima e costretto a lasciare l’università, dopo essersi dichiarato colpevole di tutte le accuse senza cercare di difendersi.

Dopo questo episodio si trasferisce dalla figlia Lucy, che vive nella parte orientale di Città del Capo in una fattoria dove si occupa di cani, orto e di vendere al mercato verdura e fiori. Conduce uno stile di vita molto diverso da quello del padre ma soprattutto ricca di pericoli, poiché sono in agguato scontri tra bianchi e neri del Sudafrica. Lucy e David saranno vittime di una brutale aggressione carica di conseguenze soprattutto per Lucy. In campagna dalla figlia, David imparerà ad affezionarsi agli animali e, con Bev Shaw, li aiuterà negli ultimi istanti della loro vita.

C’era qualcosa di ignobile e disperante in quello spettacolo. Si può punire un cane perché si è mangiato una pantofola. In questo caso accetta la punizione: botte in cambio della soddisfazione di masticarsi la pantofola. Ma il desiderio è tutt’altra storia. Nessun animale può considerare giusta una punizione perché ha seguito i suoi istinti.

Questo libro mi ha davvero spiazzato perché tratta, con uno stile scarno ed essenziali, temi molto delicati e dolorosi, primo fra tutti lo stupro. Con questo deve fare i conti David, che paragona il suo desiderio a quello istintivo degli animali e che non cerca assolutamente di giustificare le sue azioni. Altre scene crude riguardano gli animali; alcuni, molto malati, vengono aiutati a morire da Bew Shaw, con un’iniezione letale; altri vengono uccisi gratuitamente con tanto di sangue e cervella sparsi per terra. L’episodio dell’aggressione mi ha davvero sconvolto soprattutto perché Lucy cercherà di giustificarla. Si tratta di una manifestazione di potenza dei neri del territorio, ragion per cui Lucy non vivrà mai al sicuro in quella fattoria senza la giusta protezione. David, quando il rapporto con la figlia sembra non volersi risolvere e senza lavoro, cercherà conforto nello scrivere un’opera su Byron e Teresa e il loro soggiorno in Italia.

Una lettura consigliatissima da affrontare al momento giusto.

Federica Molitierno

Raffaello, Il Principe delle Arti di Laura Allievi

“Sono diventato io Raffaello-quel Raffaello che voi tutti conoscete o pensate di conoscere- a undici, o forse sette anni.”

Sin dall’inizio del viaggio nella vita del genio creativo Raffaello Sanzio, il lettore è messo davanti ad una certezza: io, Raffaello sono un artista che non ha bisogno di presentazioni. Il mio nome, da solo, crea un forte impatto sul mondo, lo scuote, lo stravolge e lo rende migliore. Attraverso la mia arte sono diventato immortale e mi sono avvicinato alla perfezione.

Il libro Raffaello, Il Principe delle Arti pubblicato da Felici Editore e scritto da Laura Allievi, è una narrazione in prima persona della vita, della crescita e della maturazione artistica di una delle menti creative più apprezzate del panorama artistico italiano e mondiale.

“Difendi la pittura da coloro che la considerano arte meccanica. Non lo è. Grazie alla pittura un giorno dispiegherai le ali e spiccherai il volo.”

Nato a Urbino, centro culturale di primaria importanza in epoca rinascimentale, a fine ‘400 da Giovanni Santi pittore e quindi figlio d’arte, dalla descrizione della sua gioventù, comprendiamo quanto egli fosse legato alla figura della madre morta prematuramente.

Avendo accesso al Palazzo Ducale, ha potuto studiare e si è fatto ispirare dalle opere di artisti del calibro di Piero della Francesca o Antonio del Pollaiolo.

“La perfezione è sopravvalutata. La realtà, la natura, gli esseri umani, la vita. Niente è immune dal potere salvifico dell’imperfezione. Io sono profondamente imperfetto e per questo molto ammirato. Non basta sovvertire le regole e rifiutare i canoni della normalità per rivestirsi di quell’affascinante imperfezione che, se portata all’estremo, appare come inaccettabile protervia. Non ho costruito il mio nome e la mia arte secondo un progetto precostituito di conquista. La mia ascesa ha percorso i sentieri tortuosi dell’esperienza e ho fatto in modo che ogni ostacolo diventasse un’occasione, tramutando le difficoltà in sfide.”

Ben presto si è trasferito a Firenze dove la sua fama, se possibile, si è accresciuta e consolidata.

Poi Roma che lo ha reso il pennello preferito dei Papi, aggiudicandosi la decorazione delle pareti della residenza papale.

Arcinota la Scuola di Atene, un riassunto visivo del pensiero filosofico classico.

Ha conosciuto Michelangelo e ammirato con grande avidità l’affresco della Cappella Sistina, ha conversato con Leonardo che gli mostrò la Gioconda, è stato raccomandato per la sua indiscussa abilità dal Bramante; la sua è stata una carriera costellata da successi.

Nel libro però, grande spazio trovano le descrizione dei rapporti che il Raffaello intrecciava con gli altri artisti, dimostrando di avere un animo estremamente sensibile.

“Se osservo un albero in fiore non mi soffermo sulla bellezza dei suoi colori, non mi godo semplicemente il profumo che emana, non mi limito a quel che è; piuttosto mi prefiguro il sapore dolce dei frutti che verranno. Quando comprendi che nulla resta mai com’è, sei tu a divenire il vero protagonista.”

Se amate l’arte e volete intraprendere un viaggio appassionante, ma anche preciso e sintetico di uno dei massimi esponenti della bella pittura, questo libro fa al caso vostro.

Nicole Zoi Gatto