Una nuova realtà: TerraRossa Edizioni

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Scoprire una nuova realtà editoriale è sempre un piacere per un lettore. E noi dei Bookanieri abbiamo avuto l’onore di assistere alla presentazione della nuova casa editrice TerraRossa Edizioni di Gravina in Puglia.

TerraRossa Edizioni , un nome non solo per omaggiare la terra appunto rossa della Puglia ma anche per la terra stessa, elemento globale che nutre, in questo caso, ogni diverso lettore.

TerraRossa Edizioni si presenta come una nuova realtà pugliese dedita alla rivalutazione degli autori di questa regione e di quella letteratura di valore ormai andata perduta e mangiata dalla grande catena produttiva editoriale.

Basata su due collane, Fondanti e Sperimentali, i libri di TerraRossa trasmettono cura e sensibilità per i dettagli, la grafica, l’impaginazione, le bellissime copertine, ma soprattutto per il lavoro che vi è dietro e dentro i libri che appaiono come dei veri e propri piccoli gioielli da collezionare e ammirare e da cui apprendere la forza delle storie.

Fondanti ripropone opere di successo di scrittori meridionali andate perdute e fuori commercio che però hanno segnato un passo importante nella letteratura e sono state incisive per i loro contenuti e novità. Gli autori hanno avuto modo di rimetterci mano, di attualizzarle o riportare in vita quelle correzioni che erano stati costretti ad applicare per via dell’omologazione del mercato editoriale.

Sperimentali invece porta avanti inediti che comunque hanno incisività, ritmo, sono appunto sperimentali e per questo più di nicchia e meno all’attenzione degli editori più conosciuti.

Da Francesco Dezio, a Osvaldo Capraro a Claudia Lamma a tanti altri, TerraRossa presenta un catalogo interessante e ricco di spunti per accontentare e stupire il lettore a 360 gradi. Un lettore a cui Terra Rossa mostra fiera le eccellenze della propria terra che spesso siamo portati ad ignorare, per riportare l’attenzione sui nostri autori e sulla loro voce unica.

Tutto quello che non serve di Valerio Baselli

Tutto quello che non serve è il primo romanzo di Valerio Baselli, edito da Augh Edizioni e da pochissimo presente nelle nostre librerie. Ringrazio Valerio per averci dato il piacere di condividere quest’interessante lettura che riguarda la Finanza, un mondo non troppo lontano da noi se si pensa che da essa dipendono gli equilibri precari dell’economia mondiale odierna.

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Il primo personaggio di cui facciamo la conoscenza è Daniele Zenotti, dottorando in Matematica presso l’Università Statale di Milano, considerato un vero genio dei numeri anche se poco predisposto per le relazioni sociali. La sua vita prende una strana svolta nell’esatto momento in cui viene assunto dalla Sterling Investment Bank, la quale si occupa della compravendita di titoli sul mercato azionario, per la creazione di un algoritmo, detto trading algoritmico, che permetta l’acquisto e la vendita di titoli senza l’intervento diretto dell’uomo. È un lavoro estremamente impegnativo e inusuale per Daniele, che lo obbliga a relazionarsi in un ambiente estraneo e competitivo.

In questa giungla della finanza Daniele conosce Riccardo Pozzi, un trader (operatore finanziario legato alla compravendita di strumenti finanziari) cinico, ambizioso e sicuro di sé, non accetta alcun compromesso ma vive per raggiungere la gloria e la ricchezza in tempi brevi nella capitale della finanza, Londra.

In fondo, vivere non è poi così diverso dal puntare in Borsa: prendi una decisione, spesso nel giro di un secondo, e in base a come tira il vento, vinci o perdi.

Assistiamo ad una lotta di potere, per il denaro fondamentalmente, che non permette a chi è addentro a quest’ambiente di essere più umano, più sensibile a ciò che lo circonda, più aperto a qualcosa che non sia solo ed esclusivamente l’accumulo ossessivo di soldi. Riccardo non è in grado di provare empatia per sé stesso né tanto meno per la sua famiglia, con la quale non ha un vero rapporto affettivo. Non ha amicizie vere, di amore figuriamoci, neanche a sentirne parlare. Agli antipodi è, invece, Daniele: goffo, sensibile, soffre ancora per la separazione dalla sua fidanzata storica dalla quale non ha mai ricevuto spiegazioni sul perché la loro relazione fosse finita. È dedito al suo lavoro ma non ne viene inglobato; nonostante le sofferenze passate riesce ad aprirsi con Riccardo e Matilde, una ragazza solare e genuina che lo conquista immediatamente e che gli darà la forza necessaria per decidere da sé della sua vita.

Il mondo razionale e cinico, quello dei soldi e delle grandi occasioni, si contrappone al mondo delle emozioni che è sempre presente, anche quando si tenta in tutti i modi di sotterrare i problemi e non si vuole essere messi dinanzi al proprio dolore. Nel libro quest’aspetto è chiaramente sottinteso nei sogni quasi premonitori dei due protagonisti, specchio delle paure e rimorsi della loro vita passata.

La lettura è stata molto piacevole e scorrevole nonostante forse possa spaventare l’argomento trattato. Vi assicuro che con il minimo sforzo si comprende tutto, anche perché nel libro viene spiegata ogni cosa perfettamente.

Ci sono persone in grado di tirare fuori il peggio di te, altre il meglio. E poi, ci sono quegli esseri rari che riescono a trovare ciò che non sapevi nemmeno di avere, che ti aprono cuore e cervello e ti mostrano il tutto senza alcun bisogno di parole. Sono quelle persone di cui diventi dipendente, le sole in grado di placare quella sete che sembrava semplicemente inevitabile.

Valerio Baselli è nato a Novara nel 1984. Laureato in Economia e Finanza Internazionale, vive all’estero da quasi un decennio. Dopo Spagna, Inghilterra e Stati Uniti, oggi risiede a Parigi, dove lavora come giornalista finanziario per la società Morningstar. Nel 2012 ha pubblicato la raccolta di racconti Mille passi controluce (Cicorivolta Edizioni). Tutto quello che non serve è il suo primo romanzo.

Irene Cambriglia

 

La mala ora di Gabriel Garcia Márquez

È molto difficile parlare di questo autore perché è uno dei miei preferiti e penso di non essere mai all’altezza e di non riuscire a far comprendere appieno i temi e le atmosfere che pervadono ogni sua opera.

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La piazza desolata, i mandorli addormentati sotto la pioggia, il paese immobile nell’inconsolabile albeggiare d’ottobre gli provocarono un senso di abbandono

Il libro è ambientato in un paese imprecisato, che ricorda il più famoso Macondo, dove i cittadini sono oppressi da un caldo intollerabile e da una pioggia senza fine. Tutti sono in ansia per le “pasquinate”, foglietti affissi ogni giorno in paese dove vengono smascherati segreti, neanche poi tanto segreti, che riguardano i vizi dei cittadini. L’alcalde, simbolo dell’uomo corrotto e del potere oppressivo, aiutato dal giudice Arcadio, cercheranno di scoprire l’autore delle pasquinate ricorrendo anche all’aiuto della veggente Cassandra, instaurando il coprifuoco e organizzando ronde armate per sorprendere il colpevole.

In mezzo a tutta questa vicenda c’è la denuncia del potere oppressivo instaurato dall’alcalde, le morti in carcere che cercano di essere messe a tacere ne sono la testimonianza e la strenua difesa degli ultimi capi dell’opposizione. La situazione nel paese sta precipitando: molte famiglie prendono le loro cose e se ne vanno e l’incombente fetore di una vacca morta pervade tutta l’atmosfera del libro. La questione delle pasquinate resterà avvolta nel mistero e sarà la causa di una morte ingiustificata.

Quel pomeriggio, tuttavia, inconsapevole dell’invisibile ragnatela che il tempo gli andava tessendo tutt’attorno, era bastata un’istantanea esplosione di chiaroveggenza per metterlo in condizioni di chiedersi chi fosse il sottomesso e chi il soggiogatore

Il realismo magico si ritrova anche in questa opera ed è ciò che più mi piace di Márquez; ci ritroviamo in un mondo in cui tutto è velato da mistero e magia e dove tutti i personaggi hanno una forte identità. In più qui si nota nettamente la forte denuncia politica e sociale e la corruzione dei gruppi politici al potere. Un altro piccolo capolavoro di questo grandissimo scrittore di cui consiglio la lettura.

Federica Molitierno

 

 

Io non sono come voi di Marco Boba

“E poi?” Proprio come avrebbe detto Noemi… Poi sono salito su questo treno che ora corre veloce, verso dove? Non lo so ancora, non esattamente, il biglietto che ho è per Milazzo, comunque, per me l’importante è andar lontano!”

L’inizio di Io non sono come voi non mi ha lasciato molta scelta: non potevo che amare questo libro. Il romanzo Eris Edizioni di Marco Boba, illustrato con incisività da Rocco Lombardi, racconta la storia di Francesco, Ciccio per quelli a lui più vicini, e del suo vagare insoddisfatto per le strade di Torino, fra case occupate, centri sociali e droghe di ogni tipo. Da Torino ci ritroveremo a Roma, fino a giungere a Filicudi e poi di nuovo su, sulle montagne piemontesi, al fianco di un’anima in pena che cerca freneticamente il suo posto nel mondo. 

Tutto il racconto parte dal viaggio in treno di Ciccio verso il sud con uno zaino pieno di soldi che gli darà modo di chiudere momentaneamente con il passato, cogliere l’attimo e fuggire.

Non ho avuto problemi di immedesimazione; ho subito sentito vicino alla mia natura la sua costante voglia di indipendenza, le sue idee forti quanto estreme, la sua voglia di rompere il Sistema, marcio fin nelle fondamenta fatto di apparenza, superficialità e ordinarietà, la sua voglia di ribellione, il non sopportare chi non agisce ma sottostà impassibile agli abusi della società consumistica nella quale noi tutti viviamo… in generale il suo essere contro come cifra distintiva.

“Partiamo dal punto che sono nemico di questo “presente” in tutte le sue forme: nemico del capitalismo, di chi governa, in ogni sua forma, che sia “democrazia”, dittatura socialismo reale, sono nemico dei media, delle religioni e la lista potrebbe durare ore… (…)

Tutti i giorni respiriamo aria avvelenata, mangiamo merda: cibo industriale, manipolato che fa più danno che nutrimento, beviamo acqua arricchita di pesticidi e veleni vari, in ogni ora sei bombardata da radiazioni e onde elettromagnetiche, e non lo scegliamo noi, ci viene imposto, questa è la vera violenza, quando non si ha la possibilità di decidere o scegliere o la possibilità di poter cambiare.”

Tanto contro, quanto attivo, nel far sentire da che parte ha deciso di stare. Sarà attivo militante di sinistra, presente alle manifestazioni di piazza, presente al G8 di Genova del 2001, fermo oppositori degli sbirri, e non si farà problemi a far sfociare il tutto nella violenza estrema, animalesca, primitiva, unica forma di liberazione. 
È una narrazione che sconvolge. Nella realtà descritta tutti possono riconoscersi, nelle lotte sociali del protagonista e dei suoi amici, nell’insoddisfazione data dalla consapevolezza che il mondo è quello che è e cambiarlo in meglio risulta quasi impossibile, specialmente se la mentalità della gente che lo abita resta incatenata e chiusa nella convinzione che l’equazione lavoro stabile+soldi=felicità sia l’unica possibile.

A lettura ultimata mi sono chiesta: è davvero la violenza la risposta alla corruzione e al degrado che ci circondano? È più incisiva una spranga agitata in aria con fare minaccioso di un’idea ben espressa?

Questo romanzo vi coinvolgerà e non sarà un’esperienza semplice. Posso solo consigliarvelo ma siate consapevoli che il viaggio che vi aspetta sarà brutale.

“Non posso fuggire e ricominciare per sempre, sento questa dicotomia di una parte che cerca la stabilità e l’altra che non vuole fermarsi, in nessun luogo, rifuggendo ogni legame immateriale e fisico. Che fare allora? Fermarmi e invecchiare con lo spettro dell’alimentazione in agguato o fuggire, fuggire sempre, non costruire nulla restando sempre alla ricerca di qualcosa?”

Nicole Zoi Gatto

Intervista a Giacomo Festi

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In Un giorno di ordinario narcisismo quanto c’è di autobiografico?

Deh… la domanda che mi fanno tutti (ride).

Dipende. Credo che non si possa scrivere nulla senza esserci passati in mezzo, quindi sicuramente qualcosa di autobiografico ci sarà. Posso dire che di mio c’è un certo fastidio per le ipocrisie quotidiane, lo sconforto per gli sforzi che non vengono ripagati e il sentirsi sempre sotto giudizio per non essere riuscito a raggiungere certi traguardi, ma per il resto non credo di potermi rispecchiare nel protagonista e nelle sue disavventure. Alla fine, Un giorno di ordinario narcisismo è un libro incentrato sul sentimento della gelosia e, che ci crediate o meno, non sono mai stato geloso di nessuno. Forse perché preferisco concentrarmi su quello che non ho fatto per raggiungere determinati obiettivi, piuttosto che invidiare i successi degli altri.

 

Sicuro?

No, credo di essere geloso di Hugh Jackman. Ma ogni uomo si sentirebbe sminuito vicino a lui, mi sa.

 

Nel libro ci sono moltissimi personaggi, dei quali metti in evidenza il loro narcisismo e i loro difetti. Qualcuno di questi comprimari lo hai realmente conosciuto e inserito nel libro o sono tutto frutto della tua fantasia?

Il mio avvocato mi ha consigliato di dire che sono tutti frutto di fantasia. E avviso che, casomai vogliate farmi la festa, dormo con una mazza da baseball vicino al letto. Uomo avvisato…

Ad ogni modo, i personaggi sono inevitabilmente un poutpourri di tutte le cose che mi è capitato di sentire nel corso degli anni, ovviamente rielaborate ai fini artistici e comici del libro. Non mi sono ispirato a persone in particolare, piuttosto a filosofie di pensiero che, purtroppo, ancora oggi imperversano nella quotidianità, quella delle chiacchiere da bar e del giudizio facile.

 

Il protagonista senza nome, incontrando tutti questi personaggi, risulta un bel po’ infastidito da ognuno di loro e in un certo senso finisce per essere un vero e proprio lamentone. Questa caratterizzazione del protagonista è intenzionale?

Credo che il bello del romanzo sia che nessuno dei personaggi ritratti si salvi, nemmeno il protagonista. Volevo che il suo lamentarsi creasse una sinistra empatia, qualcosa che potesse far rispecchiare in lui qualunque giovane che non se la passa benissimo, specie in un periodo storico come questo, ma lasciare sempre qualcosa di ambiguo in sottofondo, fino alla stoccata finale. Per certi versi credo di esserci riuscito.

 

C’è qualche personaggio del tuo libro che odi particolarmente? E quello che più ami?

Questa domanda è un po’ particolare, perché alla fine ambo i quesiti si riuniscono in una sola risposta.

Se non ho mai provato gelosia per nessuno, non posso dire lo stesso per l’odio. Ho subìto numerosi torti e ho portato molto rancore, ma c’è voluto tanto tempo perché riuscissi ad ampliare lo sguardo e andare più in profondità nella questione.

Non credo esistano persone veramente cattive. Alla fine, siamo tutti spaventati da qualcosa. Da un mondo che ci confonde e dal fatto che non comprendiamo neppure noi stessi. E cos’altro puoi fare se non avere paura? O ti disperi, o soccombi, oppure metti il tuo ego avanti e speri di creare uno specchietto per le allodole. Per persone così alla fine non puoi che provare un’infinita e incommensurata compassione, anche per chi ti ha fatto male. Ecco, la gente mi delude costantemente ogni giorno, ma per qualche strano motivo mi sento attratto dalla debolezza, dalla volubilità e contraddittorietà umana, quindi a mio modo amo tutti i personaggi, anche quelli più negativi. Poi ovvio, c’è chi riesce a essere così con stile.

Poi diciamolo chiaramente, l’odio alla fine è una forma di rispetto ed è meglio preservarlo per chi se lo merita davvero. Inoltre mi toglie troppo tempo per pensare alla persona che più amo in assoluto: me stesso.

 

Per quanto tempo hai lavorato alla stesura di questo romanzo?

È stato tutto molto veloce e spontaneo. Venivo da un periodo molto burrascoso e avevo accantonato la scrittura di un libro molto cupo e impegnativo, quindi avevo deciso di optare per qualcosa di più leggero per rilassarmi. Inizialmente non volevo neppure proporlo a un editore, ma la storia aveva un suo perché e il messaggio finale mi sembrava espresso con chiarezza e decisione.

Poi dopo dieci richieste editoriali non a pagamento mi sono convinto che forse una qualche valenza doveva pur esserci.

 

Quali sono i tuoi traguardi più grandi?

Come autore (non mi definisco ancora scrittore), non aver mollato nonostante le numerose avversità.

Come persona, il riuscire a guardarmi allo specchio ogni mattina.

 

C’è qualcuno che per te si merita di essere un po’ narcisista?

Provo sempre una straordinaria ammirazione per chi sa fare cose belle che io non sono in grado di fare. Da adolescente stimavo chi suonava e fino a un po’ di tempo fa chi sapeva scrivere bene. Ora come ora, direi che la mia stima va a chi ama incondizionatamente.

Loro si meritano di essere narcisisti.

 

In futuro ti manterrai sempre sullo stesso genere, ironico-umoristico, o preferisci spaziare?

Ho scritto cinque romanzi e ho cambiato genere ogni volta. Purtroppo – o per fortuna – non riesco a stare ancorato sempre alle stesse cose, ho bisogno di cambiare per mettermi in gioco e puntare su quelle che sono le mie carenze. A questo giro però le cose possono andare diversamente: mi è piaciuto scrivere di questo personaggio senza nome ed ho già in mente altre storie che possono vederlo protagonista, quindi prima o poi sentirete di nuovo parlare di lui. Forse.

 

Come mai la scelta della copertina? Un tentativo di cavalcare il successo del tormentone di Francesco Gabbani?

Può sembrare, ma l’idea mi era venuta in tempi non sospetti, giuro. Niente Narcisisti’s karma. E tutto per il desiderio di scrivere dei seguiti. Infatti non avevo idea di come creare, anche a livello visivo, un collante che potesse collegare i vari volumi futuri (se mai ci saranno), quando un giorno è venuta l’illuminazione: il protagonista è una metafora dei nostri desideri inespressi e nascosti sotto le nostre convinzioni, quindi cosa c’è di meglio di un quadrumane per esprimere questo concetto?

 

La scimmia nuda quindi balla?

Balla quando è felice. Per il resto… vestita piace, ma nuda convince (ride).

 

Domanda finale: come ti vedi fra dieci anni?

Per come è stata la mia vita credo di essere fortunato ad essere ancora vivo, quindi preferisco non sfidare la sorte. Inoltre non mi piace pontificare il futuro, preferisco valutare i progressi e le conquiste che ho raggiunto.

A sedici anni desideravo pubblicare un libro ed essere felice. Ad oggi, ho pubblicato cinque libri. Meglio che nulla.

Federica Molitierno

Novità dell’estate flower-ed

Il mese di luglio si apre all’insegna di due novità targate flower-ed.

Il primo libro in uscita questo mese è una splendida biografia di Elizabeth von Arnim. Nata dalla penna di Carmela Giustiniani, blogger, appassionata di classici e membro della Elizabeth von Arnim Society, desidera promuovere la figura della scrittrice e portarla all’attenzione dei lettori italiani. Nonostante il successo dei suoi romanzi, infatti, biografie e saggi su di lei sono totalmente assenti nella nostra lingua. O almeno lo erano fino a questo momento: il volume rompe finalmente il silenzio e ci racconta la vita di questa autrice “piccola e bionda” che “aveva una grande vitalità e un’innata gentilezza venata d’ironia”.

Carmela Giustiniani, Chiamatemi Elizabeth. Vita e opere di Elizabeth von Arnim, coll. Windy Moors, vol. 11, flower-ed 2017. Ebook e cartaceo.
In uscita il 14 luglio.

 

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Pubblicato in forma anonima nel 1852, cadde nell’oblio fino ad alcuni mesi fa, quando Zachary Turpin, ricercatore della University of Houston, a seguito di alcune ricerche d’archivio e seguendo gli indizi forniti dai giornali dell’epoca, si è imbattuto nell’unica copia cartacea esistente e – era il febbraio del 2017 – ne ha dato notizia al mondo. Ambientato a New York, è un romanzo dalle atmosfere dickensiane, in cui le vicende di un avvocato corrotto, una giovane indifesa e l’orfano Jack Engle si intrecciano tra ingiustizie sociali e soprusi sui più deboli.

Walt Whitman, Vita e avventure di Jack Engle, trad. Riccardo Mainetti, coll. Five Yards, vol. 6, flower-ed 2017. Ebook e cartaceo.
In uscita il 20 luglio.

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Mentre attendete ansiosi l’uscita di questi due gioiellini, sfogliate tutto il meraviglioso catalogo della flower-ed, troverete tantissime soprese ad aspettarvi.

Mariavittoria Molitierno.

 

 

Fai uno squillo quando arrivi di Stella Pulpo

Non sono il tipo di persona che legge facilmente libri che si allontanano troppo dal tipo di storia che preferisco, solitamente cupa, non frivola e decisamente priva del lieto fine.Per questo il libro di cui vi parlo oggi sicuramente a primo impatto potrebbe non sembrare nelle mie corde, ma devo essere sincera, mi ha sorpresa.


La storia raccontata in Fai uno squillo quando arrivi edito Rizzoli, scritto dalla blogger Stella Pulpo, creatrice di Memorie di una Vagina, è quella di una giovane trentenne di origini pugliesi Nina Dell’Oglio, milanese di adozione, collaboratrice di ViralMarketingBuzzNews, single e come tante, rimbalza da una storia all’altra senza trovare ancora l’uomo giusto. Come noi tutti, schiava dei social, di WhatsApp che ci rende così distanti nonostante l’immediatezza della comunicazione, delle app di incontri, ancora legata ad Alessandro, quel PDM del suo ex, stalker esperta che si perde spesso nei ricordi del passato, dove l’amore, quello vero, quello che distrugge, quello che ti scombussola, era forte, presente e forse mai assopito.

“Quando hai 30 anni e sei single è così: ogni volta che una tua amica si sposa-anche se è ovvio che si sposerà, perché è fidanzata e felice (vivaddio), perché abbiamo l’età, perché quello matrimoniale è un virus incurabile che, uno per volta, si porta via tutti i tuoi amici, traghettandoli in una no-single-land (…).

E non possiamo fare a meno di misurare, seppur approssimativamente, quanto distanti siamo dal medesimo traguardo sociale ed esistenziale, prima di rinsavire e di pensare che no, noi single, noi donne forti, noi post femministe convinte ed emancipate, noi aborriamo queste convenzioni sociali ancestrali e stantie.”

Tutto questo fino a che non conoscerà Giovanni, startapper salentino che pare avere tutte le carte in regola per poter essere il compagno ideale. 
Ben presto però il passato tornerà a bussare. Dopo un overdose di LUV, un potente allucinogeno che ti fa tornare indietro nel tempo dandoti la sensazione di vivere in un altro decennio, Alessandro crederà di essere ancora fidanzato con la sua Nina e una volta che lei tornerà in Puglia per le vacanze estive, proverà in ogni modo a tornarci insieme, ricoprendola di fiori, di compilation con le canzoni che li hanno fatti innamorare e lettere appassionate.

Così la protagonista si ritroverà a pensare: quanto è difficile chiudere una storia anche se consapevoli sia con una persona sbagliata? Ma d’altronde nessuno di noi è totalmente giusto o sbagliato per qualcuno; siamo fatti di sfumature ed è questo che rende le relazioni tanto complicate.

La scrittura e lo stile frizzante, brioso di Stella non vi faranno mai annoiare. Per tutto il racconto vi sembrerà di essere stati catapultati nella vostra adolescenza, dai riferimenti alla musica, che per inciso ho amato, al modo di affrontare un rapporto a due prima di internet, prima del controllo maniacale e della dipendenza da smartphone. 

Un racconto intelligente e per niente superficiale della difficoltà di rapportarsi dei trentenni moderni, dell’amicizia, quella nella quale non si finge, ma si consiglia e si sostiene, del sesso che sembra aver ormai preso il posto delle emozioni, consolatorio ma mai profondo o volto ad evolversi in qualcosa di più.

Persino il finale aperto che a qualcuno potrebbe non piacere, l’ho apprezzato.

Da leggere in un pomeriggio piacevole, all’insegna dei ricordi.

“Brindiamo all’incertezza, brindiamo ai traguardi non ancora raggiunti, alle possibilità da cogliere, ai vizi che ci siamo tolti e a quelli che prenderemo, alle illusioni, alle delusioni, alle soddisfazioni e a tutto ciò che ci aspetta…a patto di poterlo condividere con le persone a cui vogliamo bene.(…)

Ma la notte la festa è finita. Evviva la vita.”

Nicole Zoi Gatto