Circo Dovrosky di Marcostefano Gallo

Oggi voglio parlarvi di questo libro scritto da Marcostefano Gallo, intitolato Circo Dovrosky ed edito da Ferrari Editore, che mi ha accompagnato in quest’ultima settimana di settembre e durante i primi giorni di lavoro. È stato un piacevolissimo intermezzo, una lettura perfetta e non troppo impegnativa che mi ha permesso di continuare a leggere nonostante la stanchezza latente.

Circo-Dovrosky

La storia s’inserisce negli anni che precedono e vedono lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: sembra quasi che il destino abbia voluto giocare brutti scherzi ad una famiglia povera di Mosca che si vede costretta ad abbandonare la propria casa e anche i due figli maschi, Alexej e Yuri, a causa del vizio del gioco d’azzardo del padre.

Conosciamo quasi esclusivamente le vicende di Yuri che, abbandonato dal padre in un circo di passaggio a Mosca, il cosiddetto Circo Dovrosky, imparerà ad adattarsi a qualsiasi situazione e ad entrare a far parte del nutrito gruppo di artisti che popolano il circo. Qui verrà cresciuto come un figlio da Fedor Polarek ed Edna e conoscerà Jean, un ragazzo vivace e buono che diventerà quasi un fratello per Yuri.

Il dramma storico si intervalla alle vicende personali di Yuri: costui imparerà a conoscere il vero significato dell’amicizia grazie a Jean e l’amore che lo legherà per tutta la vita ad una ragazza ebrea, Jasmine, con la quale però il destino ha deciso di giocare un tiro meschino.

Durante gli anni della guerra Yuri riuscirà, però, a riallacciare i rapporti con sua sorella Maria e a chiudere, seppur in un modo poco ortodosso, i conti col suo passato.

È un libro che consiglio poiché permette non solo di trascorrere del tempo piacevole ma crea anche un’atmosfera più raccolta che rende la lettura spedita e cattura l’attenzione di noi lettori sulle vicende dei vari personaggi, soffrendo e sognando con essi.

Irene Cambriglia

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Il bacio più breve della storia di Mathias Malzieu

Il bacio più breve della storia edito da LaFeltrinelli
Siamo a Parigi.
In un teatro.
E in una sera come tante, al Théatre du Ranard, l’orchestra suona It’s Now or Never. 
Ma non è una sera qualsiasi per due ragazzi, lui, un inventore tendenzialmente depresso, lei, una donna tanto bella quanto misteriosa. Proprio in questa magica notte si scambiano un bacio, il bacio più breve della storia.

 

A seguito del bacio, seppur breve, così intenso, lei scompare nel giro di un istante, come se la sua bocca fosse un “interruttore corporale”. I suoi passi riecheggiano, il suono è flebile finché, ad un tratto, svanisce.
Ebbene, non è scomparsa: è diventata invisibile.

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E così parte una quasi interminabile ricerca, inizia questo spasmodico tormento, un’insaziabile voglia di rivederla, toccarla, baciarla. Guardarla.
“Le donne invisibili sono molto difficili da ritrovare”, sono le parole di Gaspard Neige, un famoso detective ormai in declino, dall’aspetto simile ad un orso polare, caldamente consigliato dalla farmacista Luisa.
Gaspard è molto di aiuto: è possibile rintracciare qualsiasi donna grazie al suo pappagallo speciale, in grado di captare qualsiasi odore, intermittenze del cuore, qualsiasi sapore.
Il protagonista, abile inventore, riesce a mettere a punto un cioccolatino in grado di riprodurre fedelmente il sapore di quelle labbra, carnose e leggiadre, e le sensazioni scaturite da quel brevissimo bacio. I due riescono a trovarsi, a vedersi senza guardarsi, assaporarsi senza sfiorarsi.
Entrambi provengono da passati cavillosi, con storie d’amore instabili e struggenti.
Il mio cuore era finito nel fossato di un castello cassaforte di cui avevo ingoiato la chiave.
Entrambi spaventati scelgono la vulnerabilità e la possibilità di amare nuovamente, finché il passato del protagonista tornerà a bussare alla sua porta.
Non amare troppo era la chiave per non scomparire e non soffrire troppo.
L’invisibilità è un’arma a doppio taglio: è più facile nascondersi e difendersi dall’amore, anche se un amore basato sul ricordo di un bacio è molto fragile.
Linda Peotta

Il respiro della notte di Richard Mason

“Le avventure dei suoi vent’anni avevano insegnato a Piet Barol che non è saggio iniziare con una bugia.”
Così inizia il romanzo di Richard Mason Il respiro della notte edito Codice Edizioni.
Le vicende che vedono protagonista Pier Barol, hanno luogo in Sud Africa i primi anni del novecento, mentre in Europa sta per esplodere la prima guerra mondiale. 

Tutto ha inizio con la prospettiva del possibile fallimento dell’azienda di mobili artigianali di Piet. Sarà sua moglie Stacey a farlo ragionare e a suggerirgli un piano per risanare la loro condizione economica: convincere il ricco Percy Shabrill che i mobili da lui ordinati per arredare la sua casa, arrivati direttamente dell’Inghilterra, siano troppo poco raffinati per un uomo del suo lignaggio e insinuare tale dubbio nella moglie di lui, che verrà manipolata con molta facilità e che cederà all’inganno.

Sarà proprio da questo momento in poi che il romanzo inizierà a prendere una piega interessante. Piet partirà alla ricerca del giusto legname per la fabbricazione dei mobili con due indigeni; si addentrerà nella foresta africana di Gwadana dovendosi barcamenare fra superstizioni e riti propiziatori ma comprendendo sempre più quanto sia sbagliato creare distanza fra gli xhosa e l’uomo bianco

Ci sono vari particolari che rendono bene questo aspetto di Piet, la sua volontà di esprimersi nella lingua degli indigeni, il fatto che li tratti come uomini, rispettandoli per gli essere umani che sono e non stigmatizzandoli per pelle, credo religioso o lingua.

Da questo estratto si evince la condizione in cui versavano gli indigeni nei primi del secolo.

“Il governo dice che gli indigeni devono lavorare per i bianchi oppure andare nelle località a loro riservate. Ma quelle località sono così affollate che non c’è terra da coltivare, e non c’è lavoro per poter pagare la tassa sulla capanna. È solo uno stratagemma per costringerci a lavorare nelle miniere, come hai fatto tu.”(…)”Dobbiamo agire!”.

Molte sono le tematiche che si alternano nel libro, dal colonialismo alla religione, dall’individualismo alla voglia di evadere e nonostante io debba ammettere di aver avuto delle difficoltà nella lettura del libro, date molto probabilmente dalla mia poca dimestichezza con le ambientazioni africane, con le tradizioni dei popoli indigeni, ho avuto modo di avvicinarmi alla loro cultura, finanche a comprenderne la profondità.
È un romanzo che fa riflettere su ciò che egoisticamente siamo disposti a fare per non soccombere, sulla fondamentale importanza che ricopre la Natura e la spiritualità nella vita di alcuni.

Il realismo del racconto poi, si percepisce in ogni pagina, le ricerche dell’autore e le sue origini (nasce a Johannesburg), permeano ogni riga.

È una lettura che consiglio per chi come me, è abituato ad altro e per approcciarsi in punta di piedi e con rispetto ad un mondo così distante da quello in cui viviamo.

Vi lascio con le parole dell’autore che spiegano come sia nata in lui la necessità di scrivere questo romanzo. 

“In Sudafrica c’è una foresta in cui nessuno entra. Si dice che ci sia un mostri in agguato, una creatura dallo sguardo che può trasformare in legno. Pochi sudafricani bianchi ne hanno sentito parlare, ma ogni sudafricano nero conosce il nome di questa foresta: Gwadana. Nel 2007 ci sono andato. (…) ho incontrato Mbiko, un uomo molto anziano. Quando gli ho chiesto come facesse a sapere che c’era un mostro nella foresta, mi ha risposto: quando ero ragazzo sono arrivati gli uomini bianchi. Sono stati loro a raccontarmi del mostro.

Ricordo di aver pensato tra me e me: io a questo mostro non ci credo. Quegli uomini bianchi dovevano avere dei motivi ben precisi per tenere gli xhosa fuori dalla loro foresta.”

Nicole Zoi Gatto

Crepuscolo di Kent Haruf

Eccoci al secondo capitolo della “Trilogia della pianura”. Siamo sempre ad Holt, cittadina immaginaria del Colorado, dove ritroviamo alcuni personaggi di “Canto della pianura” e altri nuovi. Ci sono sempre i solitari fratelli McPheron, Raymond e Harold, rinati completamente dopo la convivenza con Victoria Robideaux e la piccola Katie, anche se sono costretti a separarsi di nuovo perché Victoria andrà all’università a Fort Collins.

Ci sono Luther e Betty Wallace, che vivono in una roulette, assistiti da Rose Tyler, assistente sociale, che li controlla nell’educazione dei due bambini, Joy Rae e Richie.

C’è DJ, ragazzino di 10 anni, orfano e costretto a badare al nonno, la cui salute non è più quella di una volta, che trova conforto nell’amicizia di una ragazzina, sua vicina di casa, Dena.

La madre di Dena ed Emma, Mary Welles, deve far fronte all’abbandono del marito che vive in Alaska, ma non riesce a gestire per niente bene la situazione.

In questo secondo capitolo, caratterizzato sempre dello stile scarno ed essenziale di Haruf, entrano temi molto più toccanti e dolorosi. C’è un lutto che si è costretti a fronteggiare, i maltrattamenti subiti da Joy Rae e Richie dallo zio di Betty, la totale incapacità di Betty e Luther nell’educare e proteggere i propri figli, episodi di bullismo e una madre che per affrontare l’abbandono del marito si rifugia nell’alcool non pensando alle proprie figlie. In tutto questo ci sarà anche un amore molto dolce che sboccerà tra chi pensava che la propria vita fosse ormai giunta al crepuscolo.20476446_1955140514723733_2574749645066032045_n

I bambini protagonisti di queste storie, sono lasciati spesso a loro stessi e non sempre riescono a risollevarsi ma sono tutti caratterizzati da una forza d’animo non comune. Non c’è mai un lamento o un capriccio da parte loro.

Anche questo secondo capitolo mi ha coinvolto ed emozionato molto. Holt è una cittadina da cui si fatica ad uscire anche dopo aver voltato l’ultima pagina.

Consigliatissimo

Federica Molitierno

Il canto dei dannati di Jason R. Forbus

Grazie alla casa editrice Ali Ribelli edizioni ho conosciuto questa graphic poem, scritta da Jason R. Forbus e illustrata da Theoretical part.

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Le strofe della poesia sono affiancate da illustrazioni molto evocative e oniriche, che richiamano ciò che viene detto nelle strofe.
Il significato più immediato che evoca la poesia è quello di un cammino metaforico verso la morte, ma ad una più attenta analisi, emerge l’asservimento dell’uomo nei confronti del Signor Denaro.

Nella casa del padrone
Venni a rendere le messi.

Il padrone è impersonificato da un corvo, che è anche il simbolo della morte. Quindi si intrecciano il cammino dell’uomo verso la fine della vita, ma anche quello di un uomo schiavo della sua stessa avidità di denaro e dello scorrere inesorabile del tempo, che non ne permette la liberazione.

Mi fecero dunque entrare
nella stanza dell’orologio:
segnava l’ora della resa delle messi.

Verso la fine del suo cammino, ormai alla resa delle messi, l’uomo si rende conto che non c’era alcun Padrone al quale inchinarsi e che c’era ancora una speranza di liberazione dalle catene imposte dalla schiavitù.
Questo senso di speranza e di liberazione si nota anche dal cambiamento di colore delle illustrazioni, che da cupo diventa più
caldo e l’uomo, prima impersonificato da un cane, riprende le sue sembianze e cammina verso la libertà.

E io, io che ero andato
per rendere le messi
ripresi la via di casa con un canto.

Non sono solita leggere graphic novel o poem, ma questa volta mi sono cimentata molto volentieri in questa lettura. Seppur breve, la poesia, con le sue illustrazioni gotiche, arriva diritta al punto e fa immergere completamente il lettore nella sua atmosfera.
Ne consiglio la lettura agli amanti del genere, ma anche a chi, come me, vuole cimentarsi in qualcosa di diverso.

Mariavittoria Molitierno

 

Vita e avventure di Jack Engle, Walt Whitman

L’autore di Foglie d’erba in una storia americana dal sapore familiare.

Vita e avventure di Jack Engle è il romanzo inedito di Walt Whitman, pubblicato da flower-ed.

Vita e avventure di Jack Engle

Il romanzo risale al 1852, periodo in cui l’autore si accingeva alla composizione di Foglie d’erba, che ne avrebbe decretato il successo internazionale, e il suo ritrovamento è sicuramente una fonte eccezionale per conoscere le fasi creative di un autore cardine dell’800.

Jack Engle è un orfano, che conosce poco o niente delle sue origini. Incrocia nella sua via un lattaio dal cuore d’oro e sua moglie. Per indole abituato ad aiutare il prossimo senza alcun secondo fine, il lattaio lo accoglie nella sua casa, crescendolo come se fosse suo figlio. Come ogni padre, anche Ephraim desidera il meglio per il giovane: suggerisce così che inizi a studiare legge facendo esperienza nello studio di un avvocato rinomato di New York.

Inizia così un periodo nuovo per Jack, che lo porterà non soltanto a conoscere la natura umana del mondo che lo circonda, ma anche un po’ se stesso. In una città in cui ognuno tesse le fila dei propri interessi, anche l’avvocato Covert persegue i suoi obiettivi. Egli non è infatti l’uomo che vuol far credere agli altri, e i suoi complotti – passati e presenti – hanno avuto una rilevanza enorme nella vita dell’ignaro protagonista.

Il personaggio di Jack Engle ha molto di quelli di Dickens, e il suo percorso di formazione nella storia ricorda un po’ quello del Pip di Grandi Speranze. Da Dickens, però, Whitman si discosta parecchio, soprattutto per lo stile. Meno descrittivo, più incisivo, con questa scelta che ho trovato geniale di rivolgersi direttamente al lettore e di parlargli come se lo avesse di fronte.

Jack Engle è un buono, lo si vede subito; non è ingenuo, ma non si direbbe certo il primo dei furbi. Incontrerà diverse persone, alcune delle quali non si allontaneranno mai più da lui; è passionale, come si è passionali in gioventù, e di quel’impeto si servirà spesso per trovare il coraggio in situazioni pericolose.

L’obiettivo di smascherare Covert si trasforma in una scoperta delle proprie origini, scoperta che l’autore offre senza preamboli, nuda e cruda.

Mi è piaciuto tutto di questo libro, la trama, il suo protagonista, lo stile. Non mi resta che consigliarvelo.

Giovanna Nappi

Tempistiche d’amore di Adriana Romanò

Tempistiche d’amore, edito da Bibliotheka Edizioni, è un romanzo breve e coinvolgente scritto da Adriana Romanò, che ringrazio enormemente per la gentile collaborazione.

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La storia ruota attorno ad Ambra, una giovane bibliotecaria in procinto di compiere un passo importante nella propria vita, ossia dire il fatidico SI a Carlo, l’uomo perfetto.

Ma sappiamo che la perfezione non esiste, che tutti possiedono pregi e difetti, così come Carlo. Al suo fianco, Ambra non si sente stimolata, coinvolta, tanto che deciderà di prendersi del tempo per riflettere sulla sua proposta di matrimonio. Le tempistiche nella storia sono tutto: il ritorno dell’ex ragazzo di Ambra, Leonardo, proprio in questo momento porterà la storia su altri sentieri.

Sono stanca di vivere come un’ombra per paura di rischiare.

La storia suscita curiosità, coinvolge il lettore, soprattutto grazie alla caratterizzazione dei personaggi, e lo porta a riflettere sulle casualità della vita: molto spesso ci si adagia in situazioni che ci arrecano sofferenza ma che per abitudine e paura lasciamo intatte mentre la soluzione per la felicità può essere ad un passo da noi.

È una storia di seconde occasioni, di rinascita e spensieratezza che mi ha molto colpito e consiglio.

L’autrice è riuscita a descrivere in maniera esemplare le ansie e le gioie che i rapporti affettivi portano con sé.

Irene Cambriglia