Gli sconti fantastici di flower-ed

Quest’estate sta dando tantissime soddisfazioni a noi lettrici/compratrici compulsive poiché stiamo usufruendo degli innumerevoli sconti su titoli molto accattivanti.

A questo proposito, anche la flower-ed ha decido di coccolarci riservandoci delle offerte davvero troppo ghiotte per non approfittarne!

Novità flower-ed

Infatti per il mese di agosto tutto, ma proprio TUTTO il catalogo degli ebook della flower-ed sarà in promozione! Gli sconti saranno attivi sul sito della Flower-ed, Amazon, Ibs, Kobo e tutte le altre librerie online.

Per chi, invece, acquista su Lulu tre dei libri cartacei della suddetta casa editrice, il quarto libro è gratuito (quello di prezzo uguale o inferiore). Basta inserire il codice TRGE15 nel carrello per attivare l’offerta. Per comodità, cercate in questa pagina tutte le pubblicazioni cartacee.

Passeggiate letterarie

La flower-ed sta organizzando una splendida iniziativa che spero coinvolgerà tanti di noi: trattasi delle Passeggiate letterarie che ci porteranno a scoprire alcuni luoghi speciali in giro per Roma. Non sono delle visite guidate, ma delle vere e proprie passeggiate, che nascono dal desiderio di approfondire e condividere l’amore per la bellezza, la letteratura e la cultura.

Nel corso dei primi incontri, in linea con l’interesse per la letteratura inglese, andremo a scoprire la Roma degli scrittori e dei poeti giunti dall’Inghilterra per alloggiare qui e lasciarsi ispirare dalla città.

La prima passeggiata si terrà la mattina di sabato 23 settembre. Scopriremo insieme alcuni luoghi letterari nella zona di Piazza di Spagna e poi andremo a visitare la Keats-Shelley House. Tutti i dettagli sull’appuntamento saranno forniti nella newsletter di settembre e anche sulle pagine Facebook e Instagram di flower-ed.

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Partecipate in tanti!!!!

 

Una nuova realtà: TerraRossa Edizioni

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Scoprire una nuova realtà editoriale è sempre un piacere per un lettore. E noi dei Bookanieri abbiamo avuto l’onore di assistere alla presentazione della nuova casa editrice TerraRossa Edizioni di Gravina in Puglia.

TerraRossa Edizioni , un nome non solo per omaggiare la terra appunto rossa della Puglia ma anche per la terra stessa, elemento globale che nutre, in questo caso, ogni diverso lettore.

TerraRossa Edizioni si presenta come una nuova realtà pugliese dedita alla rivalutazione degli autori di questa regione e di quella letteratura di valore ormai andata perduta e mangiata dalla grande catena produttiva editoriale.

Basata su due collane, Fondanti e Sperimentali, i libri di TerraRossa trasmettono cura e sensibilità per i dettagli, la grafica, l’impaginazione, le bellissime copertine, ma soprattutto per il lavoro che vi è dietro e dentro i libri che appaiono come dei veri e propri piccoli gioielli da collezionare e ammirare e da cui apprendere la forza delle storie.

Fondanti ripropone opere di successo di scrittori meridionali andate perdute e fuori commercio che però hanno segnato un passo importante nella letteratura e sono state incisive per i loro contenuti e novità. Gli autori hanno avuto modo di rimetterci mano, di attualizzarle o riportare in vita quelle correzioni che erano stati costretti ad applicare per via dell’omologazione del mercato editoriale.

Sperimentali invece porta avanti inediti che comunque hanno incisività, ritmo, sono appunto sperimentali e per questo più di nicchia e meno all’attenzione degli editori più conosciuti.

Da Francesco Dezio, a Osvaldo Capraro a Claudia Lamma a tanti altri, TerraRossa presenta un catalogo interessante e ricco di spunti per accontentare e stupire il lettore a 360 gradi. Un lettore a cui Terra Rossa mostra fiera le eccellenze della propria terra che spesso siamo portati ad ignorare, per riportare l’attenzione sui nostri autori e sulla loro voce unica.

Un piccolo grande Festival

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Da sempre la parola è parte di noi, costituisce ciò che siamo, ciò che pensiamo, ciò che comunichiamo. E’ il nostro punto di partenza, il punto per definirci. Ed è proprio la parola, nella sua potenza e specificità che il Piccolo Festival della Parola voleva celebrare. Quattro giorni ricchi di incontri di letteratura, musica, dialogo, per conoscere la parola, diffonderla, metterla al centro. Quattro giorni densi a cui noi Bookaniere abbiamo avuto l’onore di partecipare.

Abbiamo potuto non solo apprezzare una piccola e splendida cittadina come Noci, in provincia di Bari, ma anche incontrare grandi scrittori, poeti ed emozionarci con loro. Da Moni Ovadia, a Guido Catalano, a Franco Arminio, a Giuliana Altamura, a Federico Zampaglione, Gabriella Genisi e tanti altri. Reading, dibattiti, bellissimi e speciali, in cui abbiamo imparato molto.

Girare tra le stradine antiche del paese e sentire l’odore della cultura, il suo calore, è stato unico. E speriamo di avervi trasmesso anche solo un poco dell’atmosfera che si respirava in quei giorni.

Un Festival davvero interessante, una piccola chicca in una terra che ha ancora molto bisogno di conoscere.

Grazie Piccolo Festival della Parola!

Alla prossima avventura!

Ilaria Amoruso

Philip Roth versus David Forster Wallace – Il resoconto

Buon pomeriggio! Oggi ho deciso di dedicare un approfondimento ad uno in particolare tra gli eventi cui ho partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino.

L’evento in questione è: “IL PIÙ GRANDE SCRITTORE AMERICANO, SECONDO ME. Philip Roth, secondo Francesco Piccolo incontra David Foster Wallace, secondo Sandro Veronesi”. Già il titolo è spettacolare. Ospitato nella bellissima Sala 500, adibita all’interno del Centro Congressi di Lingotto Fiera, l’incontro si è rivelato sin da subito interessante.

PARISIAN

Ammetto la mia grande lacuna in quanto lettrice, dal momento che ho letto Pastorale americana di Roth (che ho amato) e nient’altro. Intendo recuperare il prima possibile quanti più libri di entrambi gli scrittori (oltretutto Infinite Jest è lì, sullo scaffale, che mi fissa di sottecchi, attendendo il momento in cui avrò il coraggio di leggerlo). Pur non essendo “preparata” al dibattito, me ne sono subito sentita parte integrante, grazie a due personalità eccezionali, in grado di coinvolgere il pubblico.

Innanzitutto, i due autori italiani hanno raccontato aneddoti di vita personale in cui si sono imbattuti in Roth e Wallace. Mi ha molto colpito il racconto di Veronesi, la cui lettura di Infinite Jest – ci svela – iniziò in originale, dal momento che non esisteva in Italia alcuna traduzione; nel corso della lettura, che procedeva, sì, ma a rilento, Veronesi racconta alla perfezione la sua sensazione dell’epoca: quel senso di smarrimento che attanaglia il lettore quando – mentre legge – percepisce di perdere gran parte del senso di quelle pagine, “come quando raccogli l’acqua con le mani: ne trattieni un po’, ma il resto va perso”. Quella sensazione lo spinse a rivolgersi agli editori amici per proporre un’edizione italiana del romanzo, ma ricevette soltanto risposte negative. Scelse così di occuparsi in prima persona della traduzione.

Questo episodio dice molto più di quel che si creda: è la testimonianza della tenacia che probabilmente soltanto un lettore è in grado di provare nei confronti di un autore.

L’incontro prosegue con un confronto tra questi colossi. La scrittura di Wallace si fonda su un principio, vale a dire la consapevolezza che non ci sia un percorso lineare per giungere alla verità delle cose; perché allora non costruirsi da solo la strada da percorrere? Le sue, sostiene Veronesi, sono digressioni per costruire quella realtà. Roth invece è uno scrittore che va dritto al nocciolo delle cose, non si serve di digressioni per descrivere la realtà. Roth è un po’ come Woody Allen: ne riconosci la bravura immensa, ne hai letto la maggior parte dei libri, ma tendi a confonderli sempre. Certo, tra i suoi lavori tutti ricordano perfettamente Pastorale Americana e Lamento di Portnoy, ma gli altri tendono a sovrapporsi gli uni con gli altri. Questo dipende dal fatto che egli concepisce la letteratura come una realtà unica: in sostanza, Piccolo ci sta dicendo che è come se Philip Roth avesse scritto un unico grande romanzo.

Con Portnoy Roth ha superato il limite che non aveva osato superare sino ad allora. Nei suoi libri, da quel momento in poi più che mai, l’autodenigrazione diventa la chiave di lettura, il tentativo di distruggere se stesso come maschio, come vecchio, come americano. Mette in scena personaggi che in qualche modo feriscono il lettore, che non possono piacere veramente.

Wallace e Roth hanno avuto un rapporto molto complicato con le donne, e offrono un’immagine maschile quasi speculare. Se il primo ha descritto le figure maschili in quanto complesse (defraudando la donna di quella caratteristica che da sempre le viene attribuita), raccontandone quindi la fragilità anche davanti al sesso – una sorta di tentativo di farsi voler bene dalle donne, dicendo “Io vi racconto la parte più luminosa che abbiamo” –, il secondo svela degli uomini il lato oscuro, legato al sesso e alla violenza. Un esempio è quello presente ne L’animale morente: davanti ad un dipinto di Velasquez, un uomo e una donna osservano il quadro e conversano (lui descrive l’opera con entusiasmo, lei ascolta e apprezza); in realtà Roth dice a chiare lettere che questa è la “pratica” cui entrambi i personaggi devono sottostare per arrivare al sesso. Il maschio deve parlare di Velasquez, la femmina deve fingere di esserne interessata.

Ci sarebbero tantissimi altri dettagli che non sarò in grado di riportarvi (gli appunti presi durante l’incontro sono stati minimi rispetto al totale), ma spero di essere stata in grado di trasmettervi almeno una parte di quello che ho vissuto.

  • Giovanna

Salone del Libro: la nostra esperienza

Find-us-at-Turin-Book-Fair-2014Cari lettori, di seguito vi proponiamo i nostri pareri sul Salone Internazione del Libro di Torino e una piccola classifica personale degli stand che ci hanno maggiormente colpite. Buona lettura!

Ilaria: 

E’ stato il mio primo Salone questo. Non avevo aspettative, ma dentro di me covavo una forte emozione. Emozione che poi si è riversata quando ho stretto tra le mani il pass stampa ed ho potuto ammirare la bellezza degli stand. Era proprio come lo avevo immaginato. File e file di libri pronte ad essere accarezzate, scoperte ed annusate da me. Il mondo editoriale spalancato dinanzi ai miei occhi, tutto ciò per cui lavoravo da tanto. E’ stato un Salone sensazionale. Non solo perché ero finalmente con le mie adorate amiche ma anche perché ho potuto finalmente addentrarmi nel mio mondo fatto di carta e parole. Un mondo difficile, concorrenziale, ma ricco di soddisfazioni ed emozioni. Non credo che dimenticherò mai la gioia e l’euforia provata muovendomi dentro gli stand e sentendomi una di loro. Una lettrice vicino ai suoi libri.
Presa da tutto ciò non ho potuto godere di molti eventi, anche se è stato un piacere poter conoscere tantissimi scrittori come la Marchelli, o avere un bellissimo disegno dalla Andolfo. Credo sia una grande opportunità il Salone, un modo per poter apprezzare ancora di più il duro lavoro degli scrittori e degli editori.
Unica pecca il grande accavalarsi degli eventi e le code lunghe ed interminabili, causa anche della grande affluenza (ovviamente positiva).

Classifica delle case editrici:

– Minimum Fax per la gentilezza avuta allo stand e la cordialità
Neri Pozza Beat per i suoi grandissimi sconti
– Liberaria per l’allegria, la dolcezza con cui ci hanno accolte e i preziosi consigli su libri bellissimi
– Tunuè per l’accoglienza e le piccole chicche del catalogo

Nicole: 

La mia esperienza al Salone è stata sorprendente. Quello di quest’anno è stato il primo al quale io abbia partecipato e per questo mi sono sentita spesso come una bambina in un negozio di caramelle… l’emozione era tanta e gli occhi troppo pieni di bellezza. Immaginate di essere circondati da ciò che amate: non ne avrete mai abbastanza. Grazie al Salone poi, ho potuto finalmente conoscere di persona le altre mie compagne di avventura dei Bookanieri che si sono rivelate eccezionali su tutti i livelli. Abbiamo riso tanto, sudato e rincorso gli scrittori con un’euforia genuina dettata da ciò che ci unisce: la passione per i libri. Gli stand erano tanti, le mie case editrici preferite erano presenti e tanti sono stati gli autori disponibili che ci hanno permesso di scambiare due chiacchiere, ovviamente chiacchiere imbarazzate da parte mia che spesso cambiavo colore uniformandomi al rosso dello stand Feltrinelli. Una su tutti la Marchelli che è stata a dir poco meravigliosa sia nella presentazione del suo libro Le Notti Blu che nell’approcciarsi ai lettori che le si avvicinavano. Non potrò mai dimenticare però le ore di coda interminabili per Zerocalcare! Io ed Irene non ci reggevamo più sulle gambe e, lo ammetto, ad un certo punto ci siamo sedute a terra di prepotenza e abbiamo deciso di avanzare trascinandoci. La stanchezza è stata tanta, ma la gioia di aver avuto l’occasione di sentirsi per la prima volta, parte integrante di quel mondo che poco prima si osservava dall’esterno, ci ha ripagate. Unica nota negativa l’accavallarsi degli eventi che ti portava a dover scegliere quale seguire, rinunciando ad altri altrettanto interessanti ma in così poco tempo era ovvio potesse accadere.

Classifica delle case editrici:

Neri Pozza perché disponibili, simpatici e preparati e sopratutto hanno scontato tutto!
Minimum Fax per il catalogo meraviglioso presentato, per l’umanità e la gentilezza dei ragazzi dello stand.
Bao Publishing e Tunué perché sono stati assolutamente adorabili e i libri presenti erano tutti da comprare a scatola chiusa.
Menzione speciale per Liberaria e Giulio Perrone Editore che hanno accolto me e le altre ragazze con una gentilezza e allegria che davvero ci ha lasciate a bocca aperta. Oltre ad averci consigliato libri originali che ovviamente non ci siamo lasciate scappare.

Giovanna: 

Non era la mia prima volta al Salone, ma è come se lo fosse un po’ stata. Quest’anno ho avuto la fortuna di avere al mio fianco delle compagne di viaggio invidiabili, che hanno reso tutto più bello. Entrare al Salone del libro di Torino è come entrare nel paese delle meraviglie: libri, libri ovunque. Non sai mai da dove iniziare, cosa comprare, cosa scartare. Dopo un milione di giri tra stand e padiglioni, ho scelto alcuni titoli di cui ho subito pensato “Deve essere mio a tutti i costi”, e ho dovuto scartarne altri perché purtroppo molti editori non hanno concesso sconti sul catalogo. Ho partecipato a pochissimi eventi, tra cui quello con Pennac e quello sulla letteratura americana con Sandro Veronesi e Francesco Piccolo. Quest’ultimo mi ha colpito tantissimo, probabilmente perché sentir parlare di Philip Roth e David Forster Wallace da gente che di mestiere scrive mi ha fatto sentire una privilegiata. Probabilmente l’evento, proprio per la sua portata, avrebbe potuto essere strutturato in maniera più agevole per il pubblico, non accavallando gli incontri importanti nella stessa fascia oraria e nella stessa location. E ritengo anche che alcuni editori avrebbero potuto applicare maggiori promozioni per incrementare le crescite. Resta comunque un’esperienza unica nel suo genere, che rifarei anche domani se fosse possibile.

Classifica delle case editrici:

Neri Pozza e Beat, sconti, staff cordiale e competente, titoli meravigliosi;
Edizioni Spartaco per la gentilezza e la disponibilità umana oltre che professionale
Tunuè, staff eccezionale e piccole chicche editoriali;
Marcos y Marcos, con uno dei cataloghi migliori che io abbia mai visto.

Irene:

La mia esperienza al salone è iniziata sin dal momento in cui arrivò la mail con l’accredito stampa: lì ho davvero realizzato che avremmo partecipato. Quando poi siamo arrivate a Lingotto, dinanzi alle lunghe file presso le biglietterie, ho capito di far parte di qualcosa di grande, speciale e unico che avrebbe accresciuto il mio amore per i libri e il legame con le mie compagne di viaggio. La scossa provata non appena abbiamo messo piede nel padiglione, il primo stand dove Nico e Ila hanno acquistato i loro primi libri del Salone, il giro e gli acquisti compulsivi presso lo stand Neri Pozza, l’eccitazione nel vedere alcuni autori, le risate folli, tutto parte di una magia unica. Credo che la parte più bella sia stata ogni qualvolta perdevamo il senso di tutto cercando tra gli stand i libri prescelti, quasi come fosse ogni volta un nuovo innamoramento. Ci siamo innamorate tante volte durante il Salone e non siamo mai state deluse. Mi rammarico della scelta organizzativa degli eventi poiché molto spesso capitava che ve ne fossero di interessanti ma nello stesso momento. E soprattutto è stata infelice la scelta di far uscire dalle sale tutte le persone al termine di un evento poiché chi usciva era escluso automaticamente dall’evento successivo in quella stessa sala perché già fuori si era creata una fila assurda di gente. Quindi caro Salone, l’anno prossimo maggiore attenzione a quest’aspetto di non poco conto. Poi sarebbe opportuno organizzare meglio le tempistiche delle file considerando che per farci fare un disegnino da Zerocalcare abbiamo atteso quasi 4 ore allo stand della Bao Publishing.

Classifica delle case editrici:

Neri Pozza sicuramente poiché hanno compreso a pieno il senso del guadagno mettendo sconti e poi staff qualificato e disponibile.
Liberaria per la loro gentilezza e disponibilità
Tunué molto gentili, apprezzato tantissimo l’incontro con Simona Binni.
Minimum fax molto disponibili.
Marcos y marcos nessuno sconto ma staff disponibile e bellissimi acquisti.

Federica e Mariavittoria:

L’esperienza al Salone del Libro di Torino è stata sensazionale. C’ero già stata un paio di anni fa con Mavi e una nostra amica anche se solo mezza giornata, ma già avevamo assaporato l’atmosfera magica che c’era e acquistato compulsivamente. Quest’anno però ci siamo andate da blogger, con il pass stampa e le nostre magnifiche compagne di viaggio. Il salone ci ha conquistate fin da subito: montagne di stand e libri tra cui poter scegliere, eventi a cui partecipare, copie di libri che autori ci hanno dedicato e firmato. Non dimenticherò mai l’esperienza fatta sabato pomeriggio con mavi, l’incontro con Saviano che ci ha firmato la copia del suo ultimo libro e con il quale abbiamo chiacchierato. Unico punto dolente era che potevano esserci più sconti perché le tasche ne hanno risentito davvero tanto.

Classifica delle case editrici:

Edizioni e/o che aveva tutto il catalogo scontato
NN editore che a sorpresa ci ha fatto un grande sconto e ha dei titoli davvero di qualità
Neri Pozza con prezzi accessibili e con personale gentilissimo
Fazi per la quale ho un debole

 

Ultima la luce di Gaia Manzini

Spesso quando scegliamo di leggere un romanzo nuovo, un’ultima uscita, magari di un autore che non conosciamo ma che vorremmo scoprire, veniamo spinti dalle più disparate motivazioni. Io personalmente sono attratta dalle copertine minimaliste, curate, che in poco riescono a riassumere l’intenzione dell’autore e che ti fanno capire dove quella particolare storia voglia andare a parare. Questo è ciò che mi ha spinta a partecipare alla presentazione presso la Libreria Culture Club di Mola di Ultima la luce di Gaia Manzini edito Mondadori. Sono stata incuriosita dall’idea che una piscina, il nuoto e per questo la solitudine che ne deriva, potessero essere tema portante di un romanzo che dalla trama mi intrigava.

L’autrice, già dal titolo, fa capire che il libro non è altro che un lungo viaggio al termine del quale il protagonista verrà (forse) a patti con i propri sentimenti, verrà sorpreso dalle scoperte che farà e uscirà dalla piscina, liquido amniotico nel quale maturerà ed evolverà, uomo nuovo.

Su stessa ammissione della Manzini, il libro ha subito una lunga gestazione; letto e riletto, modificato nella lingua per renderlo controllato così come pacato e moderato risulta essere Ivano il protagonista, Ultima la luce racconta di come negli anni del boom economico un uomo comune, un ingegnere, che nulla ha a che fare con il classico eroe romanzesco, abbia fondato la sua vita su tre grandi pilastri: costruirsi una famiglia, costruirsi una casa, costruirsi una carriera. Questa sembrava essere la formula della felicità per lui, ordine, rigore, precisione… ma molto spesso le cose non sono come appaiono.
Il libro è anche un romanzo d’amore, potremmo dire amore disperato per Sofia, sua compagna di vita per oltre quarant’anni che una volta morta lo lascerà solo, libero ma allo stesso tempo incapace di comprendere se ci sia un Ivano senza Sofia, se egli abbia un’ identità che prescinda dalla metà persa…

Questo lutto lo porterà a prendere una decisione, partire per Santo Domingo, dove il fratello ha scelto di vivere dopo anni di lavoro nella finanza. Sull’isola, però, Ivano percepisce che qualcosa non va: il fratello, sembra un altro, numerosi fatti e persone della sua vita gli appaiono diversi rispetto a quello che ha sempre creduto. Prima tra tutti sua moglie enigmatica, misteriosa e poi la figlia Anna, protagonista di una vita che il padre non ha mai compreso fino in fondo. 

Il passato tornerà a bussare chiedendo il conto e rompendo definitivamente la sicurezza di una vita ordinaria nella quale Ivano si crogiolava, facendolo rimettere in gioco. 

Tutto può crollare in un secondo, le certezze di una vita, l’idea che abbiamo del nostro grande amore, ma dalle macerie si può anche ricostruire pezzo dopo pezzo se si ha la giusta forza.

Gaia Manzini autrice che con il suo modo di porsi e di parlare della sua opera mi ha conquistata, racconta di come spesso siamo abbagliati da un’idea di felicità che resta solo apparente e superficiale e di come per poterla raggiungere a pieno non dobbiamo lasciare nulla in sospeso. 

La presentazione mi ha convinta a leggere questo romanzo, e voi vi farete contagiare?

Nicole Zoi Gatto

Scheda del libro

Editore: Mondadori 

Pagine: 248

Costo: 18,50

“Inerti” di Barbara Giangravè

Il libro inizia con la lettera di licenziamento di Gioia Lantieri, che da Palermo, dove lavorava, decide di ritornare al suo paese di origine, Acremonte. Questo ritorno le provoca fortissime emozioni e risveglia in lei ricordi dolorosi che aveva cercato di seppellire in fondo al suo cuore; infatti in quel paesino i suoi genitori sono morti a causa di un incidente stradale e, ad un importante luogo della sua infanzia, la casa dei suoi nonni, è legato un episodio che vuole solo dimenticare, ma che riaffiora, aprendosi come una ferita mai rimarginata.  Gioia decide di rimanere a vivere ad Acremonte per un po’ di tempo, destando stupore sia nei suoi parenti, sia in Lucia e Alfredo, suoi vicini di casa a Palermo che le vogliono bene come ad una figlia.

Grazie all’aiuto di sua cugina Maria trova lavoro in una libreria del paese e ritrova amici di un tempo, come Fabio, che però si è ammalato di tumore. Grazie ad alcune foto sospette scattate da Fabio e al fatto che in quel paesino nell’arco di alcuni anni persone di tutte le età hanno cominciato ad ammalarsi di tumore e a morire, Gioia con l’aiuto di Fabio e di altri suoi amici, comincia ad indagare e a scoprire che quelle morti non sono poi così casuali come sembrano, ma sono legate ad interramento di rifiuti tossici da parte della mafia in combutta con il magistrato e il sindaco di Acremonte. Inoltre sembra che anche la morte dei genitori non sia stata poi un incidente. Il grande interessamento di Gioia le procurerà dei guai con le persone sbagliate che porterà ad un evento che la troverà coinvolta in prima persona.

Di questo interessante libro non voglio dirvi altro della trama per non rovinarvi il piacere della lettura. Ciò che mi ha colpito è stata innanzitutto l’argomento molto coraggioso; infatti la scrittrice è una giornalista e questo libro scaturisce da indagini vere che lei ha svolto nel siracusano dove già dalla fine degli anni ’80 cominciava l’interramento dei rifiuti tossici nelle campagne e le conseguenti morti per tumore. Inizialmente l’autrice è stata ritenuta pazza e ha trovato moltissime difficoltà a causa dell’omertà delle persone, ma a distanza di anni qualcosa sembra che si stia muovendo. Il libro è molto scorrevole, l’ho letto in poco tempo proprio perché interessata a scoprire come sarebbe andata a finire l’avventura di Gioia e lo consiglio perché credo che autrici come lei debbano essere sostenute, soprattutto per il coraggio nell’affrontare argomenti di cui di solito si parla molto poco.

Intervista all’autrice Barbara Giangravè.

1)Ciao Barbara, leggendo il tuo libro mi ha molto colpito il personaggio di Gioia, così forte e determinata nonostante tutti i problemi che ha dovuto affrontare nella vita. Quanto di te c’è in Gioia? Oppure è un personaggio completamente inventato?

Gioia nasce da me, dalla mia rabbia. L’unico elemento autobiografico, nel romanzo, è il suo inizio. La lettera di licenziamento che riceve Gioia è la mia lettera di licenziamento, ricevuta quando il sito d’informazione regionale per cui lavoravo allora, chiuse. Dato che avevo cominciato a occuparmi dell’inchiesta da cui è nato Inerti proprio quando lavoravo lì, non appena mi fu consegnata quella lettera non pensai subito alle implicazioni di carattere pratico che questo avrebbe avuto nella mia vita, ma mi arrabbiai moltissimo temendo che non avrei avuto modo di continuare a seguire quella vicenda. E quel giorno, in quel preciso istante, Gioia Lantieri è stata concepita nella mia testa. Quattro anni dopo è venuta alla luce sotto forma della protagonista del mio romanzo.

2)In quanto giornalista hai cercato di fare chiarezza sul problema dell’interramento di rifiuti tossici nelle campagne del siracusano, ma all’inizio hai trovato molte difficoltà  soprattutto a causa dell’omertà delle persone, che nonostante il gran numero di tumori e di morti, non hanno mai denunciato nulla. A distanza di anni qualcosa sta cambiando? Quanto credi possano aver influito le tue indagini? Quelle stesse persone che, mentre indagavi, ti ritenevano pazza, si stanno pian piano ricredendo?

Oggi gli abitanti di quella zona denunciano autonomamente gli intombamenti e la Procura fa partire delle inchieste. Indipendentemente da come andrà – anche se io, ovviamente, mi auguro che vada tutto per il meglio – il fatto che quella stessa gente che mi prendeva per pazza si ribelli, per me è già una vittoria.

3)A causa della figura del magistrato corrotto che descrivi nel tuo romanzo, hai avuto dei problemi durante un incontro in un liceo, proprio con un magistrato, che ti ha accusato di parlare male di una categoria lavorativa dove non c’è posto per la disonestà. Ci parli di ciò che è accaduto? Quali sono state le reazioni dei ragazzi e dell’insegnante?

Ti rispondo citando testualmente il post che ho pubblicato su facebook una settimana fa, riportando una notizia di cronaca giudiziaria in cui si dava conto del rinvio a giudizio di un magistrato in Sicilia. “All’assessore regionale all’#Energia (con competenze anche sui #rifiuti), magistrato dal 1999, che il Liceo Classico G.Garibaldi ha invitato a partecipare alla presentazione di #Inerti del 10 marzo – durante la quale la dottoressa ha duramente attaccato me e la figura del magistrato descritta nel mio #romanzo, asserendo che nella sua categoria non esistono né possono esistere persone così ambigue (per usare un eufemismo) – non rispondo io, ma la cronaca. Dopo la presentazione, gli studenti vennero da me a chiedermi come avessi fatto a trattenermi dal rispondere a tono all’assessore. Quel giorno mi fu sufficiente capire che loro avevano compreso perfettamente ciò che era successo in realtà. Oggi, sebbene non mi faccia piacere, leggo questa notizia di giudiziaria e penso che sia la migliore risposta a chi, per due ore, mi ha suonato come un pugile sul ring, approfittando del fatto che io non reagissi (come avrei dovuto) per rispetto nei confronti dei ragazzi e dei loro insegnanti. Ma il tempo, si sa, è galantuomo. E stavolta, in fondo, ci ha messo davvero poco”

4)Un’ultima curiosità. Nel tuo prossimo romanzo cambierai completamente genere? O scriverai di qualche altra avventura che hai avuto durante il tuo lavoro di giornalista?

No, ho voglia di cimentarmi con una prova che sia interamente letteraria, senza alcuna commistione di genere tra forme di scrittura. Voglio fare la scrittrice, non più la giornalista. È il mio sogno da quando ero bambina e farò di tutto per riuscire a realizzarlo.

Mariavittoria Molitierno

Per saperne di più: https://www.facebook.com/ibookanieri/