Tredici di Jay Asher

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Spero voi siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. Se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni.

Con queste parole intriganti e struggenti allo stesso tempo iniziamo la lettura di “Tredici” il romanzo di Jay Asher che sta spopolando soprattutto ultimamente a seguito dell’uscita della serie Netflix ad esso ispirata.
A pronunciarle è Hannah, una ragazza molto giovane, un’adolescente trasferitasi da poco tempo in città per questioni di lavoro dei suoi genitori.

Le regole sono semplicissime. Sono solo due.
Regola numero uno: ascoltare.
Regola numero due: consegnare il pacco agli altri.

Hannah prima di suicidarsi ha registrato 13 tracce su 7 cassette, una per lato. In ogni lato -e ogni capitolo del libro, scelta che io ho molto apprezzato- viene presentato un personaggio e il motivo per il quale è presente su quel nastro, motivo che, assieme ad altri, ha portato la ragazza a togliersi la vita.

Nessuno sa per certo l’impatto che ha sulla vita degli altri. Il più delle volte non ne abbiamo la minima idea. Ciò nonostante, la influenziamo lo stesso.

Noi lettori veniamo a conoscenza di queste registrazioni nel momento in cui arrivano a Clay, un ragazzo molto educato e riservato, compagno di scuola di Hannah e, soprattutto, innamorato perso di lei.

Clay è uno dei tredici destinatari nominati in questo pacco di cassette. Il motivo per il quale un ragazzo apparentemente così dolce e gentile faccia parte di questa lista sarà per lo più un tormento che ci accompagnerà per gran parte del libro.

Hannah mi è apparsa inizialmente presuntuosa e vendicativa, intenzionata ad incolpare gli altri del suo atto estremo. Tuttavia nel corso della lettura mi sono ricreduta: una ragazza molto debole, talvolta passiva nelle situazioni. Con queste registrazioni vuole mandare un messaggio ben preciso, ovvero quello di non essere superficiali dando per scontato il ruolo che abbiamo, l’influenza che possiamo avere sui nostri compagni, amici e, perché no, alunni.
Il suo atteggiamento deriva dalla mancanza di fiducia che via via si dilaga, la porta ad una depressione e fragilità emotiva che la paralizza. Come reagire? Con chi parlare?

Un concetto che viene ricalcato più volte è che un’azione, una parola, può mettere in atto una “valanga” di eventi. Un effetto domino che Hannah da sola non sa gestire. Questa serie di eventi non giustificano il suo suicidio, ma ne danno una spiegazione.

Nel libro è presente anche un finale alternativo per chi, come me, avrebbe preferito in un miracoloso salvataggio della protagonista. Onestamente, non ho gradito. Come spiega anche l’autore, se Hannah fosse sopravvissuta, i “responsabili” del suicidio non avrebbero cambiato i loro comportamenti e avrebbero continuato a tormentare altri ragazzi.

Spinta dalla lettura del libro, ho cominciato la serie ma non mi sta entusiasmando. Consiglio invece di affrontare assolutamente questa lettura.

Linda Peotta

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