La stanza profonda di Vanni Santoni

vanni.pngLa stanza profonda di Vanni Santoni, edito da Laterza, è una porta su una subcultura: i giochi di ruolo. Una di quelle che oggi è sfociata nei videogiochi, nell’online, nei moderni giochi da tavolo, nelle rievocazioni. Ma Santoni parla di un piccolo mondo di nicchia, fatto di giocatori, attorno ad un tavolo, una mappa, diverse schede personaggio, dadi e un dungeon master. Un mondo che è sfumato nel corso degli anni ma che mantiene ancora un pubblico.

Santoni rievoca, ci fa ricordare, ci fa provare le emozioni di un giocatore. Della forza dell’immaginazione, dell’invenzione di una campagna, lo spirito che aleggia in quella stanza, dove si decidono le sorti dei personaggi. E’ la storia di vent’anni di gioco, di una cerchia, Andre, Bollo, Paride, Leia, Silli, Tiziano, il master, di sette giocatori pronti ogni settimana ad intraprendere un viaggio, verso un nuovo mondo, alla scoperta delle trappole, dei pericoli, per cercar di sopravvivere.

Il libro di Santoni è un libro per pochi. Un libro che probabilmente solo gli appassionati o i curiosi possono realmente comprendere. Un libro dove è il gioco è controcultura, un po’ come quei rave di cui Santoni parla nel suo precedente lavoro (Muro di Classe), non c’è arrivismo, non c’è competizione ma cooperazione tra i giocatori, si instaura un legame all’interno di quelle mura che non tutti potranno provare e capire. Il gioco di ruolo diventa un rito, un rito di passaggio verso l’età adulta, un rito per rimanere nell’età adulta. Un rito che purifica e riunisce. Una cosa unica.

Con una prosa accattivante, caratteristica, in seconda persona, Santoni ci mostra il protagonista, nostalgico delle sue vecchie campagne di gioco, ritornare nella famosa stanza profonda, riportando alla mente vecchi ricordi ed aneddoti.  Scopriamo così tutta la storia che lo vede da ragazzino interessato ai giochi a vero master di Dungeons & Dragons con il suo gruppo.

Più che di una trama ricca di colpi di scena, aspettatevi un lungo racconto, in cui non solo al gioco vengono riconosciute  le sue potenzialità ma anche un avvicendarsi delle campagne e di ciò che girava attorno a quella stanza.

Un libro per pochi, consigliato a chi ama giocare in ogni sua forma e voglia ricordare ciò che si prova ad essere un vero giocatore.

Ilaria Amoruso

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