“Kitchen”

Banana Yoshimoto
LaFeltrinelli

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Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.

Il mio primo approccio con la narrativa giapponese è stato proprio con “Kitchen“, il famoso romanzo di esordio di Banana Yoshimoto.

Sono rimasta positivamente colpita da questa autrice. Con i suoi romanzi, che hanno spesso come tema centrale la morte, la Yoshimoto riesce a descrivere accuratamente la struggente realtà della gioventù in un Giappone contemporaneo, come le esperienze terribili influiscano nella vita di una persona.

Personalmente, mi affascina molto il suo stile, ispirato ai manga. Ho deciso infatti di leggere anche “Tsugumi“, in modo tale da avere un termine di paragone, per provare a dire quanto Banana Yoshimoto non sia così eccezionale come mi era sembrata.
Invece non lo posso dire.
Lo è.

Devo ammettere tuttavia che Mikage e Yuichi, i due protagonisti del primo romanzo, mi hanno colpito maggiormente rispetto a Tsugumi, la ragazza malata ma piena di vitalità del secondo libro.
Come ho già anticipato, la Yoshimoto scrive molto riguardo la morte, il dolore. Ma la fortuna dei suoi protagonisti sta nel rendersi conto che non sono “soli” ad affrontare la perdita di un familiare o il dolore della malattia.

Entrambi i romanzi sono ambientati in un Giappone che si può definire moderno. Tanto che in “Kitchen” troviamo la madre di Yuichi essere in realtà il padre, un transgender. Ma come ha influito questo cambiamento sulla personalità del ragazzo?
La Yoshimoto ci presenta appunto un ragazzo chiuso, timido, riservato. Il quale riuscirà a parlare, ad aprirsi solo a Mikage.
E da parte sua, Mikage stessa è caratterizzata da una storia difficile: aver perso tutti i suoi familiari.

Tsugumi è una ragazza impossibile” è la prima frase in cui ci imbattiamo aprendo il libro.
Tsugumi affronta un dramma diverso, ovvero quello di essere nata fragile e quindi sempre malata, irascibile. Questa sua particolarità giustifica la sua irascibilità che la porta ad essere antipatica, talvolta crudele, con gli altri. Noi la incontriamo già cresciuta e con un carattere già definito. È attraverso brevi flashback che anche il lettore è portato a giustificarla.
La Yoshimoto stessa descrive il suo romanzo come il racconto di un pallido sogno, di un’intensa estate di un gruppo di ragazzi che non tornerà mai più, del mare, del primo amore, mettendo da parte le crudeltà del mondo reale.

Questa autrice mi è stata consigliata dalla mia compagna di avventura Irene Cambriglia e io sento di consigliarla a mia volta.

Linda


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