“Underground” di Murakami Haruki

Oggi vi parlo del libro di uno dei miei autori preferiti , Murakami, di cui ho letto davvero quasi tutto. Ringrazio la mia compagna di avventura Irene per avermi regalato questo libro, conoscendo la mia passione per l’autore.

Non si tratta di un vero e proprio romanzo ma di una serie di interviste riguardanti l’attentato avvenuto nella metropolitana di Tokyo nel 1995, in cui alcuni adepti religiosi del culto di Aum, sparsero in alcuni vagoni un potentissimo veleno, il sarin, che causò la morte di dodici persone e migliaia di intossicati.

Murakami nella prima parte del libro intervista gli intossicati e i familiari delle vittime, ed è terribile vedere come in una giornata perfettamente normale, le loro vite siano state sconvolte da un evento tanto traumatico. Gli intossicati presentavano tutti gli stessi sintomi: acqua che colava dal naso, pupille contratte, difficoltà a respirare, nausea e in alcuni casi avevano difficoltà a muoversi. Si denuncia anche la generale disorganizzazione in un momento di grande caos, con il personale della stazione che non sapeva cosa fare, le ambulanze che tardavano ad arrivare e gli ospedali, che in un primo momento non avevano nessun antidoto contro il sarin.

“Ogni singola persona che quella mattina si trovava in quelle carrozze della metropolitana ha la sua faccia, la sua vita, la sua personalità, la sua famiglia. Ha le sue gioie, i suoi drammi, le sue contraddizioni, i suoi dilemmi. E una storia che è la sintesi di tutti questi fattori. Il contrario non è concepibile. Avreste potuto esserci voi lì, avrei potuto esserci io.”

Nella seconda parte Murakami intervista alcuni adepti del culto Aum non direttamente coinvolti nell’attentato. Si nota anzi la loro totale estraneità all’attentato e come stentassero a credere che Aum avesse organizzato tutto ciò.

Questo libro ha risvegliato in me sentimenti molto dolorosi e angoscianti, soprattutto per le famiglie che hanno dovuto perdere un figlio o una sorella in un attentato così inutile. Al contrario mi hanno molto incuriosito le storie degli adepti del culto Aum perché, in tutti i casi, si tratta di persone che volevano seguire un modello di vita “puro” estraneo ai valori della società moderna in cui non si trovavano bene a vivere.

“Il muro che si erge tra la nostra vita quotidiana e un culto religioso  è molto più sottile di quanto immaginiamo”.

Federica Molitierno

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