“Inerti” di Barbara Giangravè

Il libro inizia con la lettera di licenziamento di Gioia Lantieri, che da Palermo, dove lavorava, decide di ritornare al suo paese di origine, Acremonte. Questo ritorno le provoca fortissime emozioni e risveglia in lei ricordi dolorosi che aveva cercato di seppellire in fondo al suo cuore; infatti in quel paesino i suoi genitori sono morti a causa di un incidente stradale e, ad un importante luogo della sua infanzia, la casa dei suoi nonni, è legato un episodio che vuole solo dimenticare, ma che riaffiora, aprendosi come una ferita mai rimarginata.  Gioia decide di rimanere a vivere ad Acremonte per un po’ di tempo, destando stupore sia nei suoi parenti, sia in Lucia e Alfredo, suoi vicini di casa a Palermo che le vogliono bene come ad una figlia.

Grazie all’aiuto di sua cugina Maria trova lavoro in una libreria del paese e ritrova amici di un tempo, come Fabio, che però si è ammalato di tumore. Grazie ad alcune foto sospette scattate da Fabio e al fatto che in quel paesino nell’arco di alcuni anni persone di tutte le età hanno cominciato ad ammalarsi di tumore e a morire, Gioia con l’aiuto di Fabio e di altri suoi amici, comincia ad indagare e a scoprire che quelle morti non sono poi così casuali come sembrano, ma sono legate ad interramento di rifiuti tossici da parte della mafia in combutta con il magistrato e il sindaco di Acremonte. Inoltre sembra che anche la morte dei genitori non sia stata poi un incidente. Il grande interessamento di Gioia le procurerà dei guai con le persone sbagliate che porterà ad un evento che la troverà coinvolta in prima persona.

Di questo interessante libro non voglio dirvi altro della trama per non rovinarvi il piacere della lettura. Ciò che mi ha colpito è stata innanzitutto l’argomento molto coraggioso; infatti la scrittrice è una giornalista e questo libro scaturisce da indagini vere che lei ha svolto nel siracusano dove già dalla fine degli anni ’80 cominciava l’interramento dei rifiuti tossici nelle campagne e le conseguenti morti per tumore. Inizialmente l’autrice è stata ritenuta pazza e ha trovato moltissime difficoltà a causa dell’omertà delle persone, ma a distanza di anni qualcosa sembra che si stia muovendo. Il libro è molto scorrevole, l’ho letto in poco tempo proprio perché interessata a scoprire come sarebbe andata a finire l’avventura di Gioia e lo consiglio perché credo che autrici come lei debbano essere sostenute, soprattutto per il coraggio nell’affrontare argomenti di cui di solito si parla molto poco.

Intervista all’autrice Barbara Giangravè.

1)Ciao Barbara, leggendo il tuo libro mi ha molto colpito il personaggio di Gioia, così forte e determinata nonostante tutti i problemi che ha dovuto affrontare nella vita. Quanto di te c’è in Gioia? Oppure è un personaggio completamente inventato?

Gioia nasce da me, dalla mia rabbia. L’unico elemento autobiografico, nel romanzo, è il suo inizio. La lettera di licenziamento che riceve Gioia è la mia lettera di licenziamento, ricevuta quando il sito d’informazione regionale per cui lavoravo allora, chiuse. Dato che avevo cominciato a occuparmi dell’inchiesta da cui è nato Inerti proprio quando lavoravo lì, non appena mi fu consegnata quella lettera non pensai subito alle implicazioni di carattere pratico che questo avrebbe avuto nella mia vita, ma mi arrabbiai moltissimo temendo che non avrei avuto modo di continuare a seguire quella vicenda. E quel giorno, in quel preciso istante, Gioia Lantieri è stata concepita nella mia testa. Quattro anni dopo è venuta alla luce sotto forma della protagonista del mio romanzo.

2)In quanto giornalista hai cercato di fare chiarezza sul problema dell’interramento di rifiuti tossici nelle campagne del siracusano, ma all’inizio hai trovato molte difficoltà  soprattutto a causa dell’omertà delle persone, che nonostante il gran numero di tumori e di morti, non hanno mai denunciato nulla. A distanza di anni qualcosa sta cambiando? Quanto credi possano aver influito le tue indagini? Quelle stesse persone che, mentre indagavi, ti ritenevano pazza, si stanno pian piano ricredendo?

Oggi gli abitanti di quella zona denunciano autonomamente gli intombamenti e la Procura fa partire delle inchieste. Indipendentemente da come andrà – anche se io, ovviamente, mi auguro che vada tutto per il meglio – il fatto che quella stessa gente che mi prendeva per pazza si ribelli, per me è già una vittoria.

3)A causa della figura del magistrato corrotto che descrivi nel tuo romanzo, hai avuto dei problemi durante un incontro in un liceo, proprio con un magistrato, che ti ha accusato di parlare male di una categoria lavorativa dove non c’è posto per la disonestà. Ci parli di ciò che è accaduto? Quali sono state le reazioni dei ragazzi e dell’insegnante?

Ti rispondo citando testualmente il post che ho pubblicato su facebook una settimana fa, riportando una notizia di cronaca giudiziaria in cui si dava conto del rinvio a giudizio di un magistrato in Sicilia. “All’assessore regionale all’#Energia (con competenze anche sui #rifiuti), magistrato dal 1999, che il Liceo Classico G.Garibaldi ha invitato a partecipare alla presentazione di #Inerti del 10 marzo – durante la quale la dottoressa ha duramente attaccato me e la figura del magistrato descritta nel mio #romanzo, asserendo che nella sua categoria non esistono né possono esistere persone così ambigue (per usare un eufemismo) – non rispondo io, ma la cronaca. Dopo la presentazione, gli studenti vennero da me a chiedermi come avessi fatto a trattenermi dal rispondere a tono all’assessore. Quel giorno mi fu sufficiente capire che loro avevano compreso perfettamente ciò che era successo in realtà. Oggi, sebbene non mi faccia piacere, leggo questa notizia di giudiziaria e penso che sia la migliore risposta a chi, per due ore, mi ha suonato come un pugile sul ring, approfittando del fatto che io non reagissi (come avrei dovuto) per rispetto nei confronti dei ragazzi e dei loro insegnanti. Ma il tempo, si sa, è galantuomo. E stavolta, in fondo, ci ha messo davvero poco”

4)Un’ultima curiosità. Nel tuo prossimo romanzo cambierai completamente genere? O scriverai di qualche altra avventura che hai avuto durante il tuo lavoro di giornalista?

No, ho voglia di cimentarmi con una prova che sia interamente letteraria, senza alcuna commistione di genere tra forme di scrittura. Voglio fare la scrittrice, non più la giornalista. È il mio sogno da quando ero bambina e farò di tutto per riuscire a realizzarlo.

Mariavittoria Molitierno

Per saperne di più: https://www.facebook.com/ibookanieri/

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