“Io non mi chiamo Miriam” – Majgull Axelsson

2017-03-20_11_01_52TITOLO: IO NON MI CHIAMO MIRIAM

AUTORE: Majgull Axelsson

EDITORE: IPERBOREA

NUMERO DI PAGINE: 576

PREZZO: 19,50 euro

Il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, un’elegante donna svedese afferma: “Io non mi chiamo Miriam”, quando per tutta la vita (o quasi) tutti l’hanno chiamata così.

Chi è Miriam, quindi? Miriam è diventata tale sul treno che la portava da Auschwitz a Ravensbrück, dove ha dovuto impossessarsi dei vestiti di una coetanea morta, perché i suoi erano a brandelli, cosa per la quale rischiava l’uccisione. È così che Malika, rom,

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Ravensbruck

diventa Miriam, ebrea. È così che inizia la spirale di bugie che l’hanno condotta fino ai suoi ottantacinque anni con un enorme peso addosso che non si può raccontare.

“Io non mi chiamo Miriam” è un romanzo forte, che ha il sapore di un racconto doloroso ma necessario.
Questo libro è diverso da tutti gli altri che ho letto sull’olocausto. Ho imparato a guardare i capitoli più dolorosi della storia Europea da un altro punto di vista, quello dei rom nei campi di concentramento, che ignoravo o di cui sapevo veramente poco. Dal punto di vista storico, il libro è di una precisione impressionante e l’autrice ha fatto una marea di ricerche e di viaggi per vedere, ascoltare, recepire e regalarci un “prodotto” perfetto e senza pecche.
All’impatto emotivo quindi, va anche aggiunto quello informativo, che ho apprezzato tantissimo.

“Ti dirò – racconta Miriam a sua nipote Camilla – I tedeschi erano abominevoli con quelli che avevano il triangolo giallo, disgustosamente abominevoli, ma le prigioniere, comprese le kapò erano peggio nei confronti degli “zingari”, e in fondo era soprattutto con gli altri prigionieri che si aveva a che fare. Così continuai a essere Miriam”.

Ma torniamo a Miriam (o Malika), questo splendido personaggio che ha dovuto mentire a tutti, che ha intrapreso il difficile percorso verso la rinnovata fiducia nel prossimo e che combatte ogni giorno contro i fantasmi del suo passato che non può raccontare a nessuno. Nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno si svela e finalmente riesce a raccontare tutto alla nipote. È doloroso a livelli che non riusciamo ad immaginare, perché significa non soltanto ammettere una verità così importante e amara, ma significa anche ricordare e interrogarsi sulla propria identità personale, ma anche etnica: Miriam è ancora una rom? Ha tradito il suo popolo, rinnegandolo? Tantissimi gli interrogativi, enorme la portata emotiva e stupefacente il lato introspettivo. Il tutto descritto e raccontato con grandissima bravura e trasporto.

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Majgull Axelsson

Questo libro arricchisce da ogni punto di vista ed è una lettura che vi consiglio senza alcun dubbio, per riflettere ed entrare in empatia con una donna e la sua vita, che porta il peso di molte altre.

“Non si può parlare di tutto! Devi capirlo. Non se si hanno ottantacinque anni e si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo! In questo caso non si può parlare di tutto.”


~ Patrizia

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