I Bookanieri sono pronti a salpare…

Siamo sette, sette lettrici partite per un viaggio: la vela è la nostra passione e il timone sono tutti i libri che hanno incrociato la nostra vita. Bucanieri che hanno preso il largo in un mare di storie che racconteremo al nostro meglio.

I Bookanieri è un progetto nato dal desiderio di mettere nero su bianco l’amore che da sempre ci lega al mondo dei libri, e di farlo innanzitutto da lettrici voraci quali siamo, ma non solo. Il nostro obiettivo è di raccontare l’intera filiale del libro: vi racconteremo delle nostre letture, intervisteremo gli autori, conosceremo meglio il mondo delle case editrici, il loro rapporto con i librai; e ancora, riporteremo le nostre testimonianze durante i festival letterari, sveleremo le storie dei librai che frequentiamo, e molto altro.

Una parte sarà dedicata ai lettori, a quei compratori ossessivo compulsivi di libri che continuano ad acquistare ed acquistare, pur sapendo che probabilmente non avranno il tempo di leggere tutto. Per loro, e per noi – ovviamente -, abbiamo pensato ad un gruppo di lettura che di mese in mese sceglierà tra una gamma di titoli il prescelto, da commentare insieme.

Il viaggio è appena iniziato, non resta che salire a bordo.

Ci trovate sulla pagina Facebook: I Bookanieri   e su Instagram come @bookanieri8

 

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Wrap up di ottobre e novembre 2017

Cari lettori, eccoci ritornati al nostro appuntamento mensile con il wrap up ☺. Questa volta ho deciso di farlo dei mesi di ottobre e novembre insieme poiché sono riuscita a leggere davvero poco; infatti i libri sono solo cinque, due dei quali letti per il gruppo di lettura della pagina, ovvero Frankenstein di Mary Shelley e Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Ma procediamo con ordine.

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Il primo libro letto nel mese di ottobre è stato Lombra di Edward Carey edito da Bompiani. Purtroppo è stato l’ultimo della trilogia che riguarda la famiglia degli Iremonger e mi è dispiaciuto tanto perché tutti e tre i libri sono bellissimi e originali. Qui troverete il link della recensione fatta sul blog.

Frankenstein di Mary Shelley, che io ho letto nell’edizione Bur Rizzoli, è stata per me una rilettura, che ha confermato la mia opinione positiva sul romanzo. Sulla trama di Frankenstein non mi dilungo perché è molto famosa e anche chi non ha letto il libro ha sicuramente visto una delle tante trasposizioni cinematografiche (io ad esempio non ne ho visto nessuna, ma devo recuperare assolutamente). Il libro è ricco di spunti di riflessione, c’è la lotta tra la scienza e l’etica, tra la mortalità e l’immortalità; cosa è disposto a fare un uomo pur di sconfiggere la morte? Fin dove riesce a spingersi pur di raggiungere il suo scopo? Frankenstein ci mostra che l’uomo si spinge fin troppo oltre e si rende conto del suo errore solo quando è ormai troppo tardi. Credo sia una lettura fondamentale e la consiglio sperando che possa piacervi quanto è piaciuta a me.

Il terzo libro che ho letto ad ottobre è stato Stoner di John Williams edito dalla Fazi Editore. Aspettava da un bel po’ in libreria e viste le recensioni molto positive ho deciso finalmente di leggerlo anche io; devo dire che ho preso una giusta decisione. Il libro mi è piaciuto davvero tanto, non solo per la trama che è perfetta nella sua semplicità, ma anche nello stile di scrittura, così intimo e introspettivo che facilmente riesce a toccare le corde dell’anima del lettore. La vita di Stoner è una vita semplice fatta di alti e bassi, si parla di amore, morte, dolore e, anche se non mi trovo d’accordo con la passività con cui il protagonista vive la sua vita, non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in alcune sue riflessioni. È un libro che non può non piacere a mio avviso, quindi non posso far altro che consigliarvi di assaporarlo lentamente.

Nel mese di novembre, invece, ho letto Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino nella nuova edizione della Mondadori. Io adoro Calvino e ho amato follemente Se una notte d’inverno un viaggiatore e Gli amori difficili; anche la trilogia araldica mi ha affascinato ed avrei voglia di rileggerla. La stessa cosa non posso dire per Il sentiero dei nidi di ragno; sicuramente si riconosce la maestria dello stile dello scrittore, ma mi aspettavo di più da un libro che ha come argomento la Resistenza. Nella prefazione al libro, scritta dallo stesso Calvino, ho trovato delle spiegazioni che mi sono servite per comprendere il libro più a fondo e per certi versi ho compreso il significato di alcune delle sue scelte; nonostante questo, però, non mi sono appassionata al libro purtroppo. Leggerò di sicuro altre sue opere e spero di ritrovare il Calvino di sempre.

Il morbo di Haggard

L’altro libro letto nel mese di novembre è stato Il morbo di Haggard di Patrick McGrath edito da Adelphi edizioni. Dello stesso scrittore avevo già letto Follia, che mi piacque tantissimo, tanto che ho voluto approfondire la sua bibliografia proprio con questo gioiellino. Non mi ha colpito come Follia, ma mi ha invogliato a leggere altro di McGrath, quindi direi che ha colpito nel segno :D. Con la bookaniera Irene, che lo ha letto con me, ho fatto una recensione che troverete al seguente link ☺. Buona lettura e a presto con il prossimo wrap up.

Mariavittoria Molitierno

 

Novità: Abissi di Paolo Cabutto

Copertina AbissiCari lettori, vi presentiamo Abissi di Paolo Cabutto edito dalla Talos Edizioni. Una raccolta di tredici racconti inediti, in bilico tra horror, thriller e noir.
Di seguito trovate tutte le informazioni su autore e sinossi.

SINOSSI

Un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, macabri incontri in un cinema di periferia, una stazione della metro che sembra sussurrare il nostro nome, una tragedia shakespeariana che diventa realtà, l’ultima giornata di lavoro di un killer professionista.
La paura prende il lettore per mano e lo conduce attraverso tredici stanze buie, in cui l’incomprensibile e il sovrannaturale intaccano la sicurezza della nostra quotidianità. Non resta quindi che chiudere gli occhi, trarre un respiro profondo e gettarsi negli abissi.

AUTORE

Paolo Cabutto nasce a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1984. Lettore appassionato sin dalla più tenera età, è perdutamente innamorato di tutto ciò che è arte. Ha l’Inghilterra nel cuore e trascorrerebbe la vita viaggiando. Numerosi suoi racconti sono stati pubblicati in antologie, siti e riviste letterarie. Scrive di libri sul blog culturale “Blog con vista”.
“Abissi” è la sua prima raccolta di racconti.

SCHEDA LIBRO

Pagine: 185

Prezzo: 10.0 €

Dove acquistarlo:  su Amazon, Ibs e sui principali store online.

 

 

 

Il morbo di Haggard di Patrick McGrath

In questa recensione su Il morbo di Haggard di Patrick McGrath, edito da Adelphi Edizioni, saremo io e la bookaniera Mavi a darvi le nostre impressioni.

Il morbo di Haggard

Il libro è piaciuto molto ad entrambe ma è stato inevitabile paragonarlo ad un altro libro scritto da questo stesso autore, ovvero Follia, letto pochi messi fa e considerato da noi molto più completo e coinvolgente.

Se dovessimo definire questo libro con una parola, credo sia particolare, poiché McGrath ha voluto ricreare il percorso mentale del protagonista, il dottor Haggard appunto, non del tutto chiaro.

Nel corso della lettura si fatica a seguire il flusso di pensieri del protagonista, ci si rende conto che probabilmente non tutto quello che leggiamo è realmente accaduto, bisogna essere vigili e comprendere il confine sottile tra realtà e follia. Il dottor Haggard ci appare subito come un uomo ligio al dovere e alla carriera ma ossessionato dalla moglie di un suo collega. Per quanto la storia d’amore sia onnipresente nel libro, abbiamo avuto l’impressione che tutto ruotasse attorno la mente contorta del dottor Haggard. Il libro è incentrato sulla “confessione” che il dottore fa al figlio dell’ormai defunta madre, amante dello stesso dottore; si ricostruiscono i tasselli di una vicenda che prende tinte quasi surreali tanto che il finale ci è sembrato molto poco chiaro!

Abbiamo pensato che il dottore avesse una visione tanto distorta della realtà da non riuscire più a distinguere il figlio dalla madre, suo grande amore (ossessione?): ciò spinge il dottore stesso a diagnosticare una disfunzione ormonale al ragazzo che probabilmente a conti fatti neanche esisteva ma era soltanto frutto della sua pazzia. Anche la scena finale del dottore che bacia il ragazzo morto sembra essere fatto perché crede sia la donna amata e lui deve in qualche modo riportarla in vita.

Concentrandoci, invece, sulla relazione tra il dottor Haggard e la moglie di un suo collega, questa ci è apparsa come una situazione “di comodo”, almeno da parte di lei: probabilmente annoiata dalla vita di tutti i giorni, intravede nel giovane dottore una piacevole evasione fin quando poi non si annoia e decide di terminare bruscamente la relazione, questo proprio nel momento in cui il dottor Haggard confessa di voler stare con lei stabilmente. Ma la donna non è intenzionata ad abbandonare gli agi e il lusso garantitole dal matrimonio e sceglie la via più “sicura”. Il colpo di scena arriverà in questo frangente poiché il marito della donna, dopo aver scoperto la relazione clandestina, danneggerà fisicamente il dottor Haggard, condannandolo a vita. Abbiamo appurato, inoltre, che il marito della donna ha una parte di colpa nella vicenda ma è descritto secondo gli abituali cliché dell’uomo che non ha riguardi per la moglie e che è soltanto dedito alla carriera (similitudine calzante con uno dei personaggi presenti in Follia).

Tirando le somme del nostro discorso, crediamo che seppure ci fosse una malattia non era da imputare al figlio della donna ma allo stesso dottore, una sorta di disturbo mentale latente che sotto condizioni di forte stress è fuoriuscito e ha stravolto tutto e tutti.

Il nostro voto è 3 su 5 e vorremo recupero altri libri di quest’autore che sa sempre conquistarci col suo stile “clinico” e diretto.

Irene Cambriglia e Mariavittoria Molitierno

Mary Shelley e la maledizione del lago di Adriano Angelini Sut

Layout 1La vita di Mary Shelley è stata ricca di alti e bassi con una predominanza di questi ultimi. Figlia di Mary Wollstonecraft, che è morta dandola alla luce, e William Godwin, Mary è sempre stata una ragazza ribelle, anticonformista e fuori dalle regole come già lo era stata la madre. Anche se non l’ha mai conosciuta, la presenza della madre aleggia su di lei in ogni istante della sua vita.

Chi riusciva a sopravvivere, come Mary a dispetto di sua madre, sembrava costretto a pagarne le conseguenze in termini di privazione di altre vite”.

Con il padre Godwin avrà sempre un rapporto altalenante, con periodi di liti furiose e di interruzione di rapporti. Molto ha influito anche il secondo matrimonio con Mary Jane, una matrigna cattiva e insolente con Mary. Il suo rapporto burrascoso con la matrigna influirà molto sul suo equilibrio futuro e sulla decisione di scappare con Percy Shelley, aiutati dalla sorellastra Claire.

L’amore che Mary prova per Percy è un altro punto fondamentale della sua vita. Riesce a passare sopra al fatto che Percy sia già sposato e con due figli, infatti potranno sposarsi solo alla morte dell’ex moglie, al rapporto affettivo sentimentale con Claire, alle sue continue fughe lontano da Mary e all’estrema povertà poiché Percy non sa trovare un lavoro decente. Il suo amore per Percy si può definire folle e morboso.

Claire, invece, all’inizio complice nella fuga dei due amanti, diventa con il passare del tempo insostenibile, mettendo a dura prova il rapporto tra Mary e Percy. Tenta di incastrare Byron, che però la lascia con una figlia che si riprenderà dopo per metterla in un orfanotrofio e avrà liti furiose con Mary.

Mary, Claire e Percy viaggeranno molto per la Francia, Italia, Svizzera e saranno proprio questi luoghi impervi, soprattutto in Svizzera, ad ispirare l’ambientazione di “Frankestein” oltre agli studi sull’elettricità che conduceva Percy.. Molto interessante è la cerchia di letterati con cui entrano in contatto e che spiega la grande vivacità intellettuale della scrittrice. Primo fra tutti Byron e Keats.

Grandi eventi tragici hanno caratterizzato la vita di Mary. Muoiono infatti prematuramente ben quattro figli, oltre ad altri componenti della sua famiglia. Il dolore devastante per la perdita dei figlioletti la portava ad avere stati di depressione molto forti aggravati dalla condotta di Percy. Per fortuna il quinto figlio , Percy Florence, sopravvive e lei gli sarà attaccata morbosamente.

Questo libro ci è piaciuto molto anche se in alcuni punti doveva essere documentato meglio, precisamente sulle presunte storie d’amore di Mary con donne e uomini e ci sarebbe piaciuto un approfondimento maggiore sulle opere che ha scritto.

Federica Molitierno e Irene Cambriglia

Benedizione di Kent Haruf

23847378_2008710806033370_8157536893865645436_oSono arrivata all’ultimo capito della trilogia della Pianura, molto più drammatico e doloroso dei precedenti.

Si parla di Dad Lewis, un uomo anziano che sta trascorrendo gli ultimi giorni di vita accanto alla moglie Mary e alla figlia Lorraine, tornata ad assisterlo. Dad rivive il suo passato e i suoi errori, come il licenziamento di un suo dipendente che lo ha portato ad un gesto estremo. Il suo più grande rimpianto è il rapporto troncato con il figlio Frank, trasferitosi a Denver in età molto giovane, per sfuggire all’ambiente soffocante di Holt e al rapporto difficile con il padre.

Dad troverà un piccolo conforto in Alice, una bambina che dopo la morte della madre, va a vivere dalla nonna Bertha May che vive di fronte alla casa di Dad. Alice verrà amata e protetta anche dalle Johnson, Willa e Alene, madre e figlia, entrambe molto sofferenti per le loro vite e da Lorraine, che deve fare i conti con la perdita della figlia.

Infine c’è il pastore Lyle che per le sue idee di pace e libertà verrà emarginato anche da Holt, come era già successo a Denver e dalla moglie e dal figlio che non lo possono sopportare.

In questo libro c’è molta più sofferenza e dolore, a volte persino troppa. Malattie, perdita di persone care, aggressioni, violenze, estrema solitudine. I personaggi, nonostante ciò, riescono ad andare avanti nella loro vita con semplicità e senza mai lamentarsi. Lo stile di Haruf, scarno ed essenziale, continua a piacermi e rappresenta il punto di forza di questo libro. Ci sono alcune scene particolarmente suggestive, come quando Lorraine, le Johnson, Mary e la piccola Alice fanno il bagno nell’abbeveratoio nella torrida estate trovando refrigerio nel corpo e nelle sofferenze.

Libro consigliato.

Federica Molitierno

Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido

Lettori, ho avuto il piacere di collaborare con la casa editrice Liberaria che mi ha mandato questo frizzante libro Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido. Devo dire che mi è piaciuto subito fin dall’inizio, poiché ha una trama molto accattivante e originale e un pizzico di mistero che nei libri non fa mai male.

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Il romanzo ha come protagoniste due famiglie rivali, i Blumenthal e i Pantone; i capofamiglia Gildo Blumenthal e Arsenio Pantone sono entrambi imprenditori, il primo ha uno stabilimento di quaglie, l’altro ha una fabbrica di fuochi pirotecnici. Sono entrambi così tanto ossessionati dalla loro rivalità e dal loro lavoro da trascurare famiglia e figli; infatti Lucio Blumenthal e Sara Pantone, avranno l’infanzia e l’adolescenza segnate dai terribili caratteri dei loro padri. I due giovani hanno un grandissimo desiderio di viaggiare, ma mentre Lucio ci riesce anche grazie al suo lavoro, il narratore di verità, Sara resterà ancorata al suo paese e riuscirà ad aprire lì una piccola attività.

È proprio a causa del suo lavoro, essendo l’unico al mondo a fare il narratore di verità, che Lucio si ritrova di nuovo nel suo paese d’origine e a chiamarlo è proprio suo padre, con il quale non parlava da anni! La sua vita quindi si intreccerà con quella di Sara e di suo padre, che hanno a che fare molto da vicino con ciò che Lucio deve scoprire. Da questo momento in poi i misteri cominceranno ad infittirsi fino ai colpi di scena finali che ovviamente non vi svelerò, perché preferisco che li leggiate voi.

Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto e mi ha fatto appassionare alle vicende del libro fin dalle prime pagine. Il modo di raccontare ironico e ricco di spunti di riflessione ha reso il libro molto godibile. La verità è la protagonista di questo romanzo, quanto sia importante essere sempre sinceri gli uni con gli altri e quanto risulti difficile costruire solidi rapporti di fiducia quando un matrimonio o un rapporto tra genitori e figli è basato su una menzogna. I personaggi negativi di questo libro sono dei bugiardi patologici, ma mentre per uno alla fine del libro c’è la redenzione, per l’altro non c’è via di scampo per la gioia di noi lettori!

Mi è piaciuta davvero tanto la caratterizzazione dei personaggi in particolare quella di Lucio e Sara che ho amato fin dalle prime pagine. È molto facile immedesimarsi nei loro sogni e nelle loro difficoltà, nella spasmodica voglia di viaggiare e di conoscere il mondo abbandonando un paesino che ad un certo punto della vita comincia a starci stretto, ma anche nella paura di abbandonarlo e di andare via lontano e lasciare tutti gli affetti per inseguire i propri sogni.

Una scena molto bella è stata quella delle donnemamme, le ex fidanzate del signor Pantone che hanno cresciuto Sara al posto della mamma che è morta subito dopo la sua nascita, che hanno regalato a Sara un puzzle di 3000 pezzi per spingerla ad avere un obiettivo nella vita. Il puzzle accompagnerà Sara per tutto il romanzo e rappresenta, secondo la mia interpretazione, il senso di incompletezza che tutti sentiamo e che non sappiamo se ci abbandonerà mai. Riuscirà Sara a terminare il puzzle? Lo saprete solo leggendo il romanzo che consiglio davvero a tutti. Buona lettura.

Mariavittoria Molitierno

Il mio cane del Klondike, Romana Petri

Una lettura che accarezza il cuore, che è dedicata a tutti quelli che, guardando il proprio cane, hanno pensato: “Lui è la mia famiglia”.

Il mio cane del Klondike è l’ultimo romanzo di Romana Petri, edito da Neri Pozza e in uscita a dicembre. Ho iniziato questa lettura in occasione del GruppoDiLetturaDay del 2 dicembre, e devo ammettere che non avrei mai immaginato che effetto avrebbe avuto su di me una storia così.

La nostra protagonista è una giovane donna, un’insegnante, amante dei cani. Una delle sue ordinarie giornate è interrotta da un evento: un cane nero, in uno stato terribile, è quasi morente nel cortile della scuola. Lasciare che altri sguardi si posino indifferenti su di lui non fa per lei, deve salvarlo, portarlo con sé. Inizia così questa relazione che ha pochissimo di convenzionale, in cui conoscersi vuol dire mettersi alla prova.

Osac, che è l’anagramma di Caos, è un cane complicato, che ha subito l’abbandono da parte di coloro cui aveva affidato se stesso, e combatte quotidianamente quel senso di diffidenza nei confronti del prossimo. È irruento, non rispetta le regole, se ne infischia anche. È una forza della natura, che tutto travolge al suo passaggio.

E alle prese con questo uragano canino, la protagonista impara a conviverci, impara a comprendere ogni suo linguaggio, ad attribuirgliene moltissimi altri. Descrivere l’amore per il proprio cane è come descrivere quello che si prova nei confronti di un fratello o di una sorella. È vero, lo percepiamo ogni volta che il nostro sguardo incrocia quegli occhi. Ma è ancor più difficile descrivere l’amore che un cane può dare a noi – perlomeno, sarebbe un’impresa difficile per chiunque eccetto per Romana Petri:

Esisterà mai una storia, tra cane e padrone, in cui il padrone abbia amato più del cane? Sono in fondo così superficiali i sentimenti nostri, poca cosa. Siamo mobili, non esiste in noi quella fissità animale e stabile, quell’essere come si è, e costantemente. Accanto a noi gli animali assimilano i sentimenti, ma con la purezza primitiva loro, quella che noi non possediamo. Loro sono i fedeli a loro stessi, i rimasti uguali. Noi no, l’evoluzione ci ha portati molto in alto, l’intelligenza ci ha dato il ruolo dei prescelti. È sulla fedeltà sentimentale che siamo rimasti molto indietro rispetto a loro. L’animale impara dall’uomo l’amore. E poi ci resta fregato. Mai visto un padrone morire sulla tomba del cane. La purezza di cuore… Non per niente ogni animale è medium, cosa che tocca di rado all’uomo. Discorsi inutili da fare a chi non ha mai avuto un animale in casa, a chi l’ha avuto senza osservarlo, senza sentirsi un privilegiato per il fatto di averlo lì, con quegli occhi e quegli atteggiamenti, quel temperamento.

E qualcosa accade, in questa storia che l’autrice racconta al suo lettore a tu per tu. Una gravidanza, sicuramente non programmata, ma che deve necessariamente salire al primo posto nella vita di questa donna. A rimetterci, è Osac.

La psicologia di questo animale che sembra arrivare direttamente dal Klondike, da quelle terre nevose e profonde di Jack London, ha la capacità di trasmettere un senso speciale di affetto e di rispetto nei suoi confronti. Leggendo ogni episodio che lo vede protagonista è come sistemare un tassello di conferma in quel puzzle che è la nostra personale esperienza di vita a contatto con gli animali.

La scrittura scivola, con picchi sorprendenti di emozione pura. Romana Petri cattura le istantanee di questa relazione e le spiattella così, crudamente, sulla pagina. Questo libro ha aperto in me uno squarcio, mi ha permesso di riflettere e di rivalutare i miei gesti e quelli del mio dolce animale peloso, in modi che non sono propriamente in grado di riportarvi in questa recensione, se non suggerendovi di leggere Il mio cane del Klondike. Non ve ne pentirete.

Giovanna Nappi